Categorie: Attualità

Senza santi né eroi, perché non istituire il battesimo culturale?

di - 13 Agosto 2020

In questi giorni di agosto, in cui l’Italia, COVID o non COVID, si ferma, c’è spazio anche per qualche riflessione di carattere più culturale, qualche spunto che tra il serio e il faceto possa affrontare temi “importanti” con il giusto pizzico di ironia.
Al centro della riflessione, è una recente statistica pubblicata da Eurostat, che ha rivelato che in Europa il 42 per cento delle nascite avviene fuori dal matrimonio.
Un dato importante, che registra una dimensione culturale ormai radicata.
Persino l’Italia, il Paese del Cristianesimo e della Chiesa, mostra dati molto elevati: su 100 bambini, sono 34 ad essere nati fuori dal vincolo civilistico e religioso.
Siamo lontani dalla media Europea, è vero, ma siamo ancor più lontani da noi stessi in senso storico: nel 1960, mentre i figli fuori dal matrimonio in Lituania erano l’11,9 per cento, in Austria il 13 per cento e in Islanda il 25,3 per cento, i bambini nati in Italia fuori dal matrimonio erano appena il 2,4 per cento.
Oggi il 34.
La serie storica mostra un progressivo allontanamento degli italiani da questo “vincolo”: dal ’60 ad oggi, sono solo 3 gli anni in cui si sono registrati dei “cali” (1962, 1964 e 1999).
Questo comporta una serie di riflessioni culturali, ma anche “strutturali”.
Sul piano culturale, è chiaro che gli italiani hanno modificato il proprio “asset valoriale”: ovvio che al centro resti sempre il concetto di “famiglia” (qualsiasi forma essa assuma), ma se prima il “Matrimonio” identificava tale concetto, ora non più.
Soprattutto, questo dato va letto anche alla luce del fatto che sempre più persone preferiscono il rito civile a quello religioso (nel 2018 i matrimoni civili sono stati più numerosi di quelli religiosi).
Da questi dati si evince anche un potenziale calo dei “battesimi”, parzialmente confermato dalle ultime cifre ufficiali indicate nel IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia.
È ovvio che è difficile scansare il qualunquismo in una riflessione di questo tipo, ma nella nostra storia le più grandi battaglie sono sempre state tra Secolo (inteso come “vita attuale” e per estensione “mondo”) e Religione.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo

Chiesa e Stato non più rappresentativi della nostra società

Le cifre invece ci raccontano un’Italia in cui né la Chiesa, con il suo sacramento, né lo Stato, con il suo Codice Civile, sono più rappresentativi dei nostri concittadini.
E questo lascia un vuoto che la cultura può colmare.
Non si tratta di opportunità di mercato, né tantomeno dell’affermazione di un’etichetta o di un vincolo necessario: si tratta piuttosto di offrire agli individui l’opportunità di affermare un proprio “legame” (non vincolo) ad un sistema di pensiero e di valori, creare l’opportunità di rivendicare un senso di “appartenenza” che non sia né laico né apostolico.
Dal punto di vista etimologico, la parola battesimo evoca il concetto di “immersione”. E se i genitori non voglio immergere i propri figli nell’acqua benedetta, perché non fornire loro l’opportunità di immergere i neonati nella storia e nella bellezza?
Creare un legame tra una vita e un monumento, tra una vita e un dipinto, significa auspicare appartenenza.
Significa anche uscire dalle novecentesche schermaglie e promuovere un sempre e più forte radicamento tra i cittadini e il loro patrimonio culturale, che testimonia un’origine che prima di essere ecclesiastica o statale, è soprattutto umana.
Gli effetti di questa proposta potrebbero essere soltanto positivi: maggiore attenzione al patrimonio, maggiore cura, maggiore partecipazione. Tutti effetti che chiunque, qualunque sia la propria posizione personale, non può che condividere e auspicare.
Il progressivo “disuso” del rito del battesimo non va necessariamente letto come espressione della volontà di “non creare legami”. Perché questa interpretazione possa essere confermata, è necessario in primo luogo offrire ai cittadini un’alternativa.
Una proposta come questa permetterebbe dunque di fornire agli italiani l’opportunità di rivendicare la propria cultura, che, dati alla mano, non è ormai più fatta né da Santi, né da Eroi.

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