Dall’1 ottobre 2025 debutta la nuova Carta della Cultura, il contributo del MIC – Ministero della Cultura pensato per l’acquisto di libri. La misura, gestita dal Centro per il libro e la lettura insieme a PagoPA, Consap e Sogei, mette a disposizione 100 euro per nucleo familiare con ISEE inferiore a 15mila euro. Le richieste potranno essere presentate per 30 giorni esclusivamente tramite l’App IO, utilizzando SPID o Carta d’identità elettronica, e la graduatoria verrà stilata in ordine di ISEE crescente e di arrivo delle domande, fino a esaurimento fondi.
La carta ha valore di 100 euro per ciascuna annualità compresa tra il 2020 e il 2024. Questo significa che le famiglie in possesso dei requisiti possono richiedere non una sola carta ma fino a cinque, una per ogni anno, per un totale massimo di 500 euro. Il beneficio, però, non viene erogato in un’unica soluzione: ogni annualità va richiesta separatamente, con procedure più complesse e con graduatorie distinte per ciascun anno di riferimento.
Si tratta di un ridimensionamento sostanziale rispetto alla precedente Carta della Cultura Giovani e del Merito – già App18, istituita nel 2016 per iniziativa di Matteo Renzi – che fino a luglio 2025 consentiva ai diciottenni di ricevere un bonus da 500 euro da spendere in libri, cinema, teatri, concerti, musei, corsi di lingua e altre attività culturali. Non solo: mentre prima il limite massimo per accedere era fissato a un ISEE non superiore a 35mila euro, ora la soglia scende drasticamente a 15mila euro, restringendo di fatto la platea dei potenziali beneficiari.
La nuova carta sarà accreditata direttamente nella sezione “Portafoglio” dell’App IO e potrà essere spesa solo per l’acquisto di libri, cartacei o digitali, purché provvisti di codice ISBN, presso librerie e rivenditori convenzionati. I beneficiari avranno 12 mesi di tempo dall’accredito per utilizzare l’importo, mentre l’esito della domanda verrà notificato sempre tramite app. Introdotta dal governo come strumento per contrastare la povertà educativa e culturale, la nuova misura rappresenta di fatto la fine di un’esperienza che, dal 2016, aveva coinvolto oltre 400mila giovani l’anno, sostenendo un indotto complessivo di più di 220 milioni di euro.
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