Work in progress Hiroaki Yamane, vincitore bando D.A.I.R. 2024 - Courtesy of Fondazione Giorgio Cini, credits Fondazione Giorgio Cini ©
Il bando internazionale per la terza edizione di DAIR è ufficialmente online: rivolto ad artisti e ricercatori che lavorano tra arte e nuove tecnologie, la residenza è promossa dalla Fondazione Giorgio Cini e offre la possibilità a due profili selezionati di risiedere per un mese sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, nel corso del 2026.
La residenza si inserisce nel quadro delle attività del Centro Digitale della Cini, uno dei principali poli italiani dedicati alle digital humanities. Il programma mette a disposizione degli artisti l’accesso ai vasti archivi digitalizzati della Fondazione: database e collezioni digitali che diventano in questo contesto la materia prima per lo sviluppo di progetti artistici sperimentali, con particolare attenzione alle pratiche audiovisive e data-driven.
La residenza DAIR si configura perciò come uno spazio di ricerca interdisciplinare in cui arte e tecnologia si intrecciano, con, come obiettivo, quello di testare modalità alternative di fruizione del patrimonio culturale. Gli artisti e i ricercatori selezionati sono dunque invitati a immaginare nuovi formati narrativi e nuovi dispositivi di accesso agli archivi, anche attraverso l’uso di strumenti di intelligenza artificiale, software di visualizzazione, animazione e ambienti multimediali.
Il programma è aperto a creativi di ogni età e provenienza, attivi in diversi linguaggi artistici, purché con una solida esperienza nell’ambito delle tecnologie digitali applicate alla progettazione visiva e alla narrazione multimediale. La residenza prosegue idealmente la lunga tradizione della Fondazione Cini nel campo delle borse di studio e dei programmi residenziali — in particolare quella del Centro Vittore Branca — ma la declina in una direzione esplicitamente contemporanea, rivolta ai profili che operano tra arte e innovazione tecnologica.
Nelle edizioni precedenti sono stati selezionati artisti come Hiraki Yamada (Giappone), Matteo Rattini (Italia), Mersid Raicevic (Serbia), Florencia S.M. Brück (Argentina) e Cai Segala (Romania), che hanno lavorato su temi che vanno dalla visualizzazione dei processi di archiviazione digitale alla reinterpretazione degli archivi fotografici e documentari della Fondazione, fino allo sviluppo di progetti interattivi legati agli archivi editoriali.
In tutti i casi, i progetti hanno messo in evidenza un punto chiave della filosofia del programma: la digitalizzazione del patrimonio non come semplice strumento di conservazione, ma come dispositivo attivo di produzione culturale. Gli archivi, una volta trasformati in dati, diventano infatti territori aperti alla manipolazione creativa, capaci di generare nuove narrazioni, nuove estetiche e nuove forme di accesso alla memoria collettiva.
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