Via Artis, Plan de Corones
L’arte contemporanea incontra il paesaggio alpino delle Dolomiti altoatesine, nella sua declinazione più ad alta quota, a 2.275 metri. La Via Artis, il percorso espositivo all’aperto più alto al mondo, attivo dal 2024 sul Plan de Corones, tra la Val Pusteria e la val di Marebbe, lancia una nuova open call rivolta ad artisti locali e nazionali, chiamati a progettare un intervento site specific destinato ad arricchire il tracciato. La manifestazione è promossa dalla Regione Dolomitica Plan de Corones attraverso Skirama Kronplatz, in collaborazione con il LUMEN Museo della Fotografia della Montagna.
Per partecipare c’è tempo ancora per pochi giorni, fino al 9 aprile. Il progetto selezionato sarà annunciato entro il 30 aprile, con installazione prevista entro luglio. All’artista vincitore è riconosciuto un contributo complessivo di 3mila euro. Per informazioni si può scrivere a info@lumenmuseum.it.
Il contesto in cui si inserisce il bando è quello di un itinerario circolare di 7,2 chilometri che si sviluppa attorno alla vetta Concordia. Durante la stagione estiva, la Via Artis, che si configura come un progetto in progress, è accessibile tramite gli impianti di risalita di Brunico, Valdaora e Passo Furcia. Attualmente il percorso ospita nove opere di artisti provenienti da Alto Adige, Italia, Svizzera e Tirolo del Nord, distribuite lungo un tracciato che mette in dialogo esperienza estetica e dimensione ambientale.
L’obiettivo della call è quello di rafforzare questa relazione, invitando a concepire un’opera che riesca a esprimere le tensioni che attraversano il paesaggio: caducità e rigenerazione, presenza umana e ambiente naturale, turismo e pratiche agricole. In questa prospettiva, il progetto dovrà integrarsi armonicamente nel contesto alpino, privilegiando l’utilizzo di materiali naturali o di recupero – come il legno proveniente da alberi danneggiati dal bostrico – e garantendo resistenza alle condizioni climatiche d’alta quota.
La Via Artis si articola già oggi come un racconto stratificato del territorio. Le opere presenti lungo il percorso affrontano temi legati alla memoria storica, alla biodiversità e al cambiamento climatico. Tra queste, Alpine Geometry di Alex Dorici introduce una struttura geometrica che incornicia il paesaggio, mentre Geweih (Verlust) di Wilma Kammerer riflette sui cicli naturali attraverso la forma di un corno di cervo monumentale. Con Broken Ice Core, Judith Neunhäuserer richiama invece i carotaggi glaciali come archivi climatici, mentre Ruth Oberschmied, con ruhend_palsé, riattiva la memoria dei pascoli alpini. Altri interventi, come Terra Preta – Black Diamond di Rina Treml o Made 2 di Andreas Zingerle, affrontano l’ambivalenza del rapporto tra uomo e natura, confermando la vocazione del progetto a interrogare criticamente il paesaggio contemporaneo.
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