Anfiteatro romano di Ancona
L’Anfiteatro romano di Ancona si prepara a vivere una nuova stagione di valorizzazione e accessibilità. Inserito da pochi giorni nella rete dei Musei Italiani e affidato alla Direzione regionale Musei nazionali Marche guidata da Luigi Gallo, il monumento sarà visitabile regolarmente dalla metà di aprile 2025, con un programma di aperture settimanali pensato per integrare l’offerta culturale della città e ampliare le possibilità di fruizione del patrimonio archeologico durante tutta la stagione turistica.
Situato nel cuore storico di Ancona, incastonato tra il colle Guasco e il colle dei Cappuccini, l’Anfiteatro romano rappresenta un punto di connessione tra la città e il mare Adriatico. Costruito in epoca imperiale su preesistenze ellenistiche, il sito ha visto la sovrapposizione di diverse stratificazioni storiche: prima convento e poi carcere di Santa Palazia, distrutto dal sisma del 1972, oggi racconta una storia millenaria che intreccia memoria urbana e paesaggio culturale. Le sue terrazze, in particolare il cammino di ronda dell’ex carcere, offrono una vista mozzafiato che spazia tra la città storica e le falesie sul mare.
L’inserimento dell’Anfiteatro romano nella rete dei Musei Italiani è parte di un ampio programma di razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio culturale marchigiano promosso dal Ministero della Cultura. L’obiettivo, come dichiarato da Gallo, è quello di intrecciare la storia del monumento con quella delle collezioni conservate al vicino Museo Archeologico Nazionale delle Marche, situato nel settecentesco Palazzo Ferretti. Questo dialogo tra contenuto e contenitore permetterà ai visitatori di immergersi a fondo nel mondo antico, esplorando tanto i reperti quanto il contesto in cui questi prendono vita.
Il progetto include inoltre un piano di restauro e riqualificazione del sito, sviluppato in collaborazione con il Direttore Generale dei Musei, Massimo Osanna, e il Dirigente del Sistema Museale Nazionale, Roberto Vannata. Tra gli interventi previsti, la messa in sicurezza delle strutture, il miglioramento dei percorsi di visita e l’apertura di nuove aree al pubblico, con l’obiettivo di restituire alla comunità un’area urbana di grande importanza storica e identitaria.
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