Una vendita pubblica, tracciabile, apparentemente regolare. Eppure, secondo il governo messicano, da mercato nero. È il paradosso al centro del caso che coinvolge eBay: sulla piattaforma di e-commerce sono stati infatti individuati ben 195 oggetti archeologici preispanici messi in vendita da un utente statunitense. A sollevare la questione è stata la segretaria alla Cultura del Messico, Claudia Curiel de Icaza, che ha reso noto come gli esperti dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia – INAH abbiano analizzato le inserzioni riconoscendo negli oggetti parte del patrimonio culturale nazionale. Da qui la richiesta formale a eBay: sospendere immediatamente le vendite e avviare la restituzione dei beni al Messico. Secondo le autorità messicane, l’esportazione di questi reperti è vietata dal 1827 e la loro presenza fuori dal Paese sarebbe il risultato di estrazioni illecite.
La risposta istituzionale si muove su più livelli. L’INAH ha attivato il proprio ufficio legale, coinvolgendo la Procura generale messicana, il Ministero degli Esteri, Interpol e le autorità statunitensi, tra cui Homeland Security Investigations. L’obiettivo è bloccare la vendita e avviare un processo di rimpatrio attraverso canali diplomatici e giudiziari. Tuttavia, molti dettagli restano riservati: la natura precisa dei 195 oggetti non è stata resa pubblica, rendendo difficile identificare con certezza quali lotti siano sotto indagine tra le migliaia presenti nello store online.
Il venditore, attivo su eBay dal 2010 con il nome Coins Artifacts e oltre 230mila transazioni concluse, respinge ogni accusa. Identificatosi solo come “Tom”, sostiene che tutti gli oggetti provengano da una collezione privata statunitense – formata tra gli anni Cinquanta e Sessanta – e che siano stati acquisiti legalmente, con provenienza documentata attraverso la galleria newyorkese Arte Primitivo. Il venditore cita la legislazione americana, secondo cui oggetti entrati nel Paese prima degli accordi internazionali sul traffico di beni culturali possono essere commerciati, poiché tali accordi non hanno valore retroattivo.
È proprio in questo scarto tra legalità formale e legittimità culturale che si gioca la complessità del caso. Da un lato, il Messico rivendica un principio di appartenenza storica e identitaria; dall’altro, il venditore richiama un quadro normativo che, almeno negli Stati Uniti, consente la circolazione di beni acquisiti in epoche precedenti alle attuali convenzioni internazionali.
eBay, da parte sua, ha dichiarato di non permettere la vendita di oggetti illegali o trafugati e di collaborare con le autorità per verificare le segnalazioni. Tuttavia, la piattaforma riconosce anche i propri limiti, non potendo accertare in modo indipendente né l’autenticità né la liceità dei beni, demandando ai venditori la responsabilità della conformità alle leggi. Una posizione che evidenzia una zona grigia sempre più ampia nel commercio digitale di antichità.
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