I restauratori della Pala d’Altare di Gand, capolavoro di Jan e Hubert Van Eyck, icona della storia dell’arte del Belgio, hanno preso la loro saporitissima rivincita sul popolo dell’internet, che ironizzò senza pietà sugli esiti a dir poco esilaranti dei lavori. In effetti, difficile non farsela una risata, vedendo quell’espressione un po’ così dell’Agnello Mistico, la figura centrale della pala realizzata nel 1432 per la Cattedrale di San Bavone, che dopo le operazioni di restauro sembrava proprio un meme, comicamente somigliante a personaggi – inventati o reali – virali sul web, quali Derek Zoolander o Steve Buscemi. Ma da Thug Lamb a Revenge Lamb, il passo è stato breve. Usando tecniche avanzate di imaging e di analisi spettrografica, un gruppo di ricercatori ha dimostrato che i restauratori avevano ragione: l’aspetto originario dell’agnello della Pala di Gand, così come immaginato dai Van Eyck, era esattamente come quello svelato.
Non si è trattato quindi di uno dei tanti casi di restauri andati a finire male, come il Monkey Jesus per intenderci, anzi i lavori sono stati condotti con grande precisione filologica. Solo che a tutti – anche a noi, lo ammettiamo – facevano un po’ ridere.
In un articolo pubblicato sulla rivista Science Advances, esperti dell’Università di Anversa e della National Gallery of Art di Washington ha messo in evidenza come diversi strati di vernice avessero alterato i tratti originali del capolavoro. Gli scienziati hanno utilizzato una combinazione di tecniche non invasive, come la fluorescenza a raggi X macroscopica, la radiografia a raggi X e la riflettografia infrarossa, per determinare i tipi di vernice utilizzati e l’ordine in cui erano state sovrapposte le stratificazioni.
Tra le altre cose, hanno trovato delle tracce di mercurio, un elemento chimico un tempo usato per ottenere il pigmento rosso, attorno al naso dell’agnello, rivelando narici più dettagliate. Misurando la quantità di infrarosso assorbito dalla vernice in quella zona, è stato possibile far “emergere” anche la forma della testa.
Alla fine, i ricercatori hanno rintracciato ben tre versioni dell’agnello: il presunto originale come realizzato dai Van Eyck, una seconda stesura completata poco dopo dagli stessi fratelli o comunque dai loro contemporanei, e un’ultima, probabilmente realizzata nel XVI secolo, che ammorbidiva il volto dell’agnello, assecondando il gusto dell’epoca e lo stile in cui gli animali sacri venivano raffigurati in quel momento.
«Molti fraintendimenti sono stati diffusi da tweet assolutamente stupidi e completamente fuori dal contesto», ha dichiarato – giusto un po’ scottata – Hélène Dubois, coordinatrice dei restauri della pala d’altare di Gand. «Questo è l’aspetto originale dell’agnello di van Eyck, che è stato poi ridipinto da qualcun altro per farlo assomigliare a un semplice animale», ha continuato Dubois. Anatomicamente più corretto ma non era l’intenzione dell’autore.
Van Eyck, uomo completo del Medioevo, era considerato un maestro nella resa realistica dei corpi, basti pensare, sempre nella Pala di Gand, ai corpi di Adamo ed Eva, che destarono scandalo all’epoca. Nel caso dell’agnello, voleva rappresentare una sorta di ibridazione mistica, spirituale ma anche fisica, tra uomo, divinità e animale. Non era certo un errore dovuto alla scarsa perizia tecnica e per questo l’espressione dell’agnello sembra così intensa, antropica, solo che noi, oggi, non ce l’aspettavamo e la sorpresa è stata esilarante. E perfetta per diventare un meme virale.
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