René Magritte, La cinquième saison (1943). Riflettografia IR. Ph. Royal Museums of Fine Arts of Belgium, Brussels
Le opere di René Magritte sono abbastanza enigmatiche già a un primo sguardo, figuriamoci poi se le si osserva più in profondità. Magari usando la riflettografia all’infrarosso, che consente di rivelare gli strati sottostanti di pitture su tela, tavola o carta, così da visualizzare l’eventuale presenza di disegni preparatori o restauri successivi. E così è stato scoperto che, al di sotto de La Cinquième Saison, La quinta stagione, opera realizzata da Magritte nel 1943 e conservata nelle collezioni dei RMFAB – Musei Reali di Belle Arti del Belgio, a Bruxelles, si nasconde tutt’altro soggetto: un misterioso ritratto femminile.
Lo studio è stato condotto da Catherine Defeyt, ricercatrice senior presso l’Università di Liegi e RMFAB, e Francisca Vandepitte, curatrice senior di arte moderna presso RMFAB. L’identità della modella è incerta ma gli studiosi ipotizzano che potrebbe trattarsi di Georgette Berger, moglie e musa dell’artista. Si conobbero per la prima volta da giovanissimi, nel 1913, alla fiera annuale di Charleroi. Poi, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Magritte andò a vivere a Bruxelles per studiare Accademia Reale di Belle Arti. Si incontrarono nuovamente dopo la Guerra, Georgette lavorava come commessa in un negozio di articoli per l’arte, dove René acquistava i suoi colori. Si sposarono nel 1922 e la sua figura è presente in numerosi quadri, abbozzi e fotografie dell’artista. Georgette morì nel 1986, fu sepolta accanto al marito, nel cimitero di Schaerbeek, e lasciò sette dipinti ai Musei Reali, incluso un ritratto del 1937.
Magritte era morto nel 1967 e oggi è considerato uno dei maestri della pittura contemporanea, per le sue composizioni oniriche, sempre al limite tra realtà e apparenza, al di là dell’illusionismo fotografico. Collocava oggetti di uso quotidiano in ambientazioni insolite e inquietanti, giustapponendo oggetti a prima vista distanti concettualmente per comunicare una sensazione di spaesamento ma anche di alienazione, sfidando il potere della rappresentazione, tanto visiva quanto linguistica. «Quando si vede una delle mie immagini, ci si pone questa semplice domanda: “Cosa significa?” Non significa niente, perché neanche il mistero significa niente, è inconoscibile», così Magritte parlava delle sue opere.
La quinta stagione, un dipinto a olio su tela di 50,5 cm per 60 cm, raffigura due uomini con la bombetta – uno degli elementi più magrittiani –, forse artisti o collezionisti, che reggono sotto il braccio dei quadri incorniciati. Secondo Defeyt, il ritratto nascosto sarebbe stato realizzato dallo stesso Magritte, «Non abbiamo dubbi su questo punto». Ma il motivo per cui vi avrebbe dipinto sopra non è chiaro, anche se non era inusuale riutilizzare le tele, soprattutto in momenti di difficoltà finanziarie. Ni primi anni ’40, per timore dell’occupazione tedesca del Belgio, René e Georgette si erano trasferiti dall’amata casa di Bruxelles al sud della Francia, a Carcassonne. Era in quel periodo che l’artista doveva sperimentare un nuovo stile pittorico, detto alla Renoir o solare, portato avanti fino al 1947.
Grazie alla riflettografia, gli studiosi hanno notato uno strato giallo pallido nella sezione corrispondente ai capelli della donna, indicando che il soggetto ritratto doveva essere biondo. «Allo stesso modo, la sfumatura rosso vivo delle labbra può essere osservata attraverso lo strato della vernice superiore al centro della composizione. Sebbene avesse i capelli castani, l’ovale facciale, il naso e l’acconciatura della modella sono coerenti con la fisionomia di Georgette», ha spiegato Defeyt.
«Sebbene ci siano state molte volte in cui l’esame delle opere d’arte ha rivelato una seconda immagine sotto la superficie di un dipinto, è sempre emozionante quando viene scoperto un nuovo esempio», ha dichiarato Thomas Learner, del Getty Conservation Institute, ente che pubblicherà la scoperta in un nuovo libro, intitolato “René Magritte: The Artist’s Materials”. «In questo caso, l’immagine riflettografica IR è così nitida e sorprendente che aumenta persino la possibilità di identificare il soggetto. Siamo entusiasti che la dottoressa Defeyt e i suoi colleghi abbiano accettato di pubblicare il loro lavoro su Magritte in una delle serie Artist Materials di Getty Publication e speriamo che questa scoperta contribuisca a generare ulteriore interesse per i materiali e i processi di questo affascinante artista».
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