Per gli Occidentali l’Indonesia ha sempre rappresentato un distillato di atmosfere magiche, di luoghi mistici ed incantevoli. L’isola di Bali ben materializzava un autentico paradiso. Ma anche questo paradiso si è scoperto labile e vulnerabile quanto e più di qualsiasi altra zona del mondo. Il 12 ottobre 2002 una bomba esplode a Kuta (Bali) ed il paradiso si trasforma in scenario di morte. L’attentato terroristico uccide, distrugge, getta nel panico l’intera popolazione. Dopo questa tragedia, l’unica certezza è che il male, forza cieca, può colpire ovunque, sempre. Ed il lutto che ne deriva dilaga all’ intera umanità, è il lutto del mondo.
Gli artisti indonesiani, segnati da quest’atrocità, cercano di reagire e di dare delle risposte, secondo il proprio vissuto e la propria poetica.
Devastazione, sangue, caos come catarsi per il rinnovo della vita: Dream Land di
Il terrorismo distrugge ma crea anche mostri inesistenti ed odi irrazionali, l’installazione di Arahamaiani (1957, Bandung, Giava occidentale) è una diretta denuncia del pregiudizio e nasce da un evento vissuto dall’artista stessa circa un anno fa. In viaggio aereo verso il Canada, l’artista è stata obbligata ad una sosta forzata a Los Angeles. Arahamaiani è un’artista indonesiana, di origine islamica. Non avendo il visto per sostare in questa zona, è stata trattenuta per quattro ore sotto interrogatorio dall’ufficio
Tisna Sanjaya (1958, Bandung) allestisce l’intera sala accumulando oggetti e costruendo immagini simboliche da tempo radicate nella sua poetica: la figura umana capovolta come incapacità alla riflessione, il bambù, le reti da pesca, la tipica ritrattista indonesiana come stereotipi di serenità effimera.
Anche il lavoro proposto da Dadang Christanto (1957, Tegal, Giava occidentale) recupera uno stereotipo indonesiano ma ribaltandolo attraverso una denuncia che ha un sapore di gioco crudele: un piatto tipico– il sate– sembra avere come ingrediente principale carne umana allo spiedo…
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