Il padiglione canadese, commissariato da Pierre Théberge e curato da Gilles Godmer, presenta un’unica video installazzione di Jana Sterbak (1955), artista praghese naturalizzata canadese. From Here to There è il titolo del lavoro proiettato su cinque grandi schermi, a tratti pervasi da filmati differenti, a tratti impregnati dalla stessa corale visione. “Da Qui a Li” dispiega una serie di piani sequenza che si articolano in soggettive di Stanley, un cucciolo di Terrier Jack Russel, riprese con una particolare telecamera (la più piccola in commercio) adattata sulla testa del cane, mentre è libero di scorrazzare per “luoghi comuni”. Gli scenari delle riprese sono infatti luoghi storicizzati e iconograficamente stereotipati quali appunto Venezia e le rive del fiume San Lorenzo, luogo da cui i primi esploratori francesi accedettero in Canada esattamente
I video hanno un effetto ludico, propongono un giro sulla giostra di un’esperienza aliena e un invito ad indossare i panni dell’altro, in questo caso la maschera animale antropomorfizzata dall’eccessivo risalto dato all’aspetto visivo. Nonostante i limiti che il medium tecnologico possiede nel tradurre effettivamente un tipo d’esperienza solo ipotizzabile, le immagini proposte da Stanley-Sterback ci restituiscono gli “eccellenti luoghi” in versione inedita, facendoci considerare un nuovo tipo d’esperienza piuttosto che un certo tipo d’immagine o di tecnica di ripresa.
La riconduzione alla poetica dell’artista è qui esemplare, emerge infatti in questo lavoro l’aspirazione a superare i limiti fisici che ci imprigionano e l’invito a calarsi in altri panni, attraverso una commistione di natura e artificio.
In questo senso basti pensare ai precedenti lavori dell’artista quali Vanitas del 1987, in
Nel lavoro presentato alla Biennale, l’utilizzo delle ultime innovazioni scientifiche risulta estremamente congeniale a creare l’effetto alienante-empatico ricercato dall’artista. Funzionali a questo scopo, nella loro verginità empirica, le nuove tecnologie ci propongono nuovi immaginari da significare. Le immagini caotiche riprese dal cane bio-meccanico, grazie alla supervisione del tecnico Denis Labelle, ci trasportano così fuori dalla consueta visione cinematografica e televisiva, ormai appannaggio delle asettiche e inflazionate steadicam, consegnandoci nuovi occhi e inedite suggestioni.
articoli correlati
Jana Sterbak – Pensare ad alta voce
Lo speciale Biennale2003 di Exibart
roberto maggiori
Al Museo Lercaro di Bologna, il duo Antonello Ghezzi racconta la nascita di un’opera impossibile: dal fallimento di un progetto…
Il pittore newyorkese si unisce alla mega-galleria di Zwirner, presto lo vedremo in fiera a Frieze Los Angeles e in…
Al SAC - Spazio Arte Contemporanea di Livorno, il primo capitolo di una serie espositiva pensata come laboratorio aperto sulla…
La Direzione Generale Creatività Contemporanea ha pubblicato l'avviso pubblico per la selezione dell'incarico di curatore del Padiglione Italia alla Biennale…
A cinquant’anni dalla Biennale Arte 1976, la Biennale di Venezia ripercorre il progetto di Janus dedicato a Man Ray, trasformando…
L'uscita del numero di exibart 131 è stata l'occasione di un'analisi su censura e soft power oggi. Un momento necessario…