La palma del minimal se lâaggiudica Daniel Knorr, che rappresenta la Romania, col suo libretto-breviario. Nessuna indicazione sulla copertina, ma le oltre 900 pagine contengono numerosi saggi sulla (nuova) Europa e illustrazioni in b/n.
Fra i âpadiglioni rivelazioneâ, la Grecia di George Hadjimichalis presenta un catalogo accompagnato da una bustina con la spilletta della Croce/Mezzaluna rossa, per prenotare eventualmente una donazione di sangue. Un secondo padiglione che avrebbe meritato un premio è quello austriaco, con la piranesiana montagna di Hans Schabus a fagocitare la struttura preesistente. Il catalogo ha lâindubbio merito di proporre saggi interessanti e fotografie a colori dellâinstallazione, ma si poteva pensare un prodotto allâaltezza dellâartista invece che un banale brossurato. CosĂŹ ha fatto lâAustralia, consacrando a Ricky Swallow una preziosa monografia. Copertina rigida telata, alternanza di carte gialle e patinate per testi e immagini.
Hanno fatto le cose in grande al padiglione nordico. Oltre alle bottigliette di acqua minerale con tanto di etichetta ad hoc, il Moderna Museet propone un cofanetto comprensivo di: agile brochure di presentazione; Black Screen Book di Matias Faldbakken con caratteri in rilievo in copertina e alternanza di interviste e immagini; corposo volume in carta patinata, interamente fotografico, realizzato da Miriam BäckstrĂśm e Carsten HĂśller. Provocatorio come di consueto, Sislej Xhafa ha messo un piede solo ai Giardini, visto che il padiglione albanese era appena fuori dallâarea ufficiale. Grande installazione che cita il Ku Klux Klan e doppio progetto editoriale: una monografia curata dallo stesso artista e pubblicata da Hatje Kantz, e un dvd girato da una promettente videomaker italiana di stanza in Olanda.
Carrellata conclusiva per altri progetti interessanti che, faute dâespace, non possiamo trattare col dovuto approfondimento. Il padiglione olandese, col lavoro di Jeroen de Rijke e Willem de Rooij, ha affidato la stampa del catalogo a Revolver (cosĂŹ come ha fatto il Lussemburgo). La galleria A+A ospita lo sloveno Vadim FiĹĄkin, con una perla cartacea valorizzata a scapito (o forse proprio in funzione di) una dimensione ridottissima. Dalla Nuova Zelanda un prodotto simil-artigianale, cucitura a vista e una sorpresa: strappando qui e lĂ seguendo le indicazioni, dalle immagini emergono i testi. DallâArgentina un contributo di alto livello ai supporti biennaleschi. Il libro dâartista è stato infatti progettato da Jorge Macchi insieme a Mario Gemin, ed è arricchito da un cd con le musiche composte da Edgardo Rudnitzky, incise nellâOratorio di San Filippo Neri dove ha sede il padiglione. Per la Spagna, Antoni Muntadas non ha voluto sbagliare, facendosi stampare un volumone da Actar che annovera penne del calibro di Angela Vettese e Marc AugĂŠ. Chapeau anche per la Svizzera, che oltre ad aver presentato probabilmente il (doppio) padiglione piĂš memorabile -la splendida installazione di Pipilotti Rist a San Stae-, ha bissato anche sul cartaceo.
Almeno un doveroso cenno al catalogo ufficiale edito da Marsilio. Questâanno si è optato per il triplo volume, alla vista piĂš agevole anche per le dimensioni, ma dal peso devastante. Un poâ scarne le informazioni tecniche relative ai padiglioni nazionali e ai progetti collaterali. CosĂŹ come deludono gli statements delle due curatrici che aprono i rispettivi volumi, affidandosi alle classiche e scarne schede degli artisti. Soprattutto nel caso di âSempre piĂš lontanoâ, pensando a chi maneggerĂ il volume fra qualche anno, non è semplice orientarsi per capire quale opera è stata realmente esposta allâArsenale e qual era lâallestimento in loco. Problemi inaggirabili quando si è costretti ad aver tutto pronto alla preview e quando alle stesse curatrici è stato dato ben poco tempo, figuriamoci ai fotografi e agli editori.
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