Categorie: biennale 2009

biennale 2009_eventi collaterali | La seduzione nel segno | Venezia, Sant’Elena

di - 15 Luglio 2009
Il segno, secondo Sant’Agostino, può essere naturale, non creato cioè per significare qualcosa, ma riconoscibile tramite l’esperienza; artificiale, concepito apposta per la comunicazione; oppure iconico, e sono i segni indicali, simboli o codici. Nel primo caso il significante è simile al significato, nel secondo c’è una connessione fisica con il significato e, nel terzo, la relazione tra significante e significato è arbitraria.
Qui, fra terra, acqua e cielo, nella suggestiva location che ospita le installazioni site specific di Richard Nonas e di cinque giovani artiste, la triplice classificazione semantica si fonde, si accavalla, s’interseca. Intento comune è una ricerca in cui pathos, simbolo, grado emotivo e indagine formale prendono parte alla nascita di opere “delicatamente struggenti, la cui carica poetica trova ragion d’essere nella relazione con l’ambiente e la storia che lo accompagna”, come scrive Martina Cavallarin.
In quest’ottica, il misticismo e il mito legati all’immagine di Sant’Elena (scoprì la vera Croce di Cristo, insieme a tre chiodi della crocifissione donati al figlio Costantino per la corona ferrea) e a questi luoghi che in passato conservavano le reliquie della santa stimolano intense suggestioni di carattere religioso e non.
L’esito minimalista, pur vibrando di seduzioni attuali, affonda le proprie radici nella storia e nella leggenda. A partire dalla scultorea installazione di Nonas, struttura essenziale di cordoli in cemento, il cui modulo-base in sequenza seriale privilegia il rapporto tra lavoro e ambiente.

In dialogo con le opere dell’artista newyorkese, una ricerca tutta al femminile sulla figura di Sant’Elena. Ecco allora installazione e performance di Marya Kazoun, che con l’utilizzo di materiali come vetro, latte e tessuto mette in scena una cronaca dolente e salvifica; oppure il cubo di cristallo Minjung Kim, che emerge e sparisce nell’acqua.
E ancora, l’opera di Maria Elisabetta Novello, che racchiude grandi quantità di cenere, mischiata ad aghi e chiodi, in teche di plexiglas. È materia di ricordi, residuo di combustioni a-temporali, che sfiorano la sacralità di un atto liturgico. Il silenzio che penetra queste vuoti si cristallizza in universo immobile, gravido di virginale intangibilità.
Svetlana Ostapovici, sulla linea della denuncia e della ricerca, si serve di fotografie documentaristiche e mosaico. Infine, Gaia Scaramella con l’installazione di una gigantesca sfera geodetica, “che sembra quasi ripescata dall’abbraccio primordiale del mare”, suggerisce l’artista. Al suo interno, matrici zincate di precedenti incisioni, con riferimenti alla leggenda di Elena, e alcuni ex voto.

Pezzi effimeri, che nel tempo sono destinanti a staccarsi dal filo che li sostiene. In un ciclo che affoga nella metafora passato-presente. Depositandosi come frammenti di memoria sul fondo dell’acqua.

lori adragna
mostra visitata il 5 giugno 2009


dal 4 giugno al 30 settembre 2009
Sant’Elena. La seduzione nel segno
a cura di Martina Cavallarin
Sant’Elena
Campo de la Chiesa 3 (zona Stadio Penzo) – 30122 Venezia
Ingresso libero
Catalogo Silvana Editoriale
Info: santelena.press@gmail.com; www.venicewave.com

[exibart]

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