Categorie: Biennale2001

Fino al 4.XI.2001 | biennale_padiglione giapponese | Venezia, Giardini di Castello

di - 20 Giugno 2001

Il progresso tecnologico e lo sviluppo economico coincidono davvero con la prospettiva di un mondo migliore? Questo sembra essere il tema dominante della collettiva allestita presso il Padiglione del Giappone all’ultima Biennale.
Tre artisti -Masato Nakamura, Naoya Hatakeyama, Yukio Fujimoto- seppur con mezzi differenti, riflettono su temi comuni come il progresso , la crescita impetuosa delle metropoli e l’ossessività del mondo dei consumi.
L’opera più suggestiva è quella di Nakamura, un’installazione composta da enormi archi fluorescenti del marchio McDonald’s delimitanti il perimetro di una stanza buia. McDonald’s, che possiede punti vendita in oltre cento Paesi del mondo, ha fatto sì che il suo logo diventasse parte integrante di qualunque paesaggio urbano, generando uno dei tanti non-luoghi delle città moderne. La celebre “M” gialla, simbolo indiscusso del processo di globalizzazione e omologazione dei consumi alimentari, si spoglia di questa connotazione negativa per diventare efficace elemento modulare di un’architettura esteticamente affascinante, quasi un luogo magico.
Nakamura, che realizza questo tipo di installazioni previo consenso della multinazionale americana (e ne utilizza i finanziamenti), ha intitolato significativamente la sua opera “QSC+mV”, parafrasando lo slogan della catena di fast food, cioè Quality (qualità), Service (servizio), e Cleannes (pulizia). Si tratta in generale di un’operazione che deve molto all’estetica Pop, elevando un contesto commerciale e i suoi simboli ad arte, e sollevando anche la spinosa questione del rapporto tra business e arte.
Le fotografie di Naoya Hatakeyama immortalano paesaggi urbani nei loro vari stadi di sviluppo. Grandi città come Tokyo e Osaka vengono rappresentate nei loro scenari più inquietanti e paradossali: quartieri dormitorio, immense distese di palazzi, enormi edifici in costruzione. Possiamo così vedere uno stadio di baseball di Osaka trasformarsi in una sorta di quartiere residenziale, con tanto di villette a schiera e parcheggi, oppure addentrarci nei condotti idrici sotterranei di Tokyo, cupo e malsano contraltare dell’euforica atmosfera di Shibuya, il “quartiere giovane” della città.
Yukio Fujimoto, infine, specialista in ingegneria musicale, realizza opere che sono sculture ma anche curiosi “oggetti sonori”. L’artista utilizza il suono come mezzo espressivo, mirando a stimolare la percezione e la coscienza assopita dalla quotidianità, un tentativo di destare i nostri sensi offuscati dal sovraccarico di suoni e di rumori dell’esistenza contemporanea.

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Valentina Tanni



Padiglione Giappone. FAST and SLOW. Masato Nakamura, Naoya Hatakeyama, Yukio Fujimoto. a cura di Eriko Ôsaka.
Dal 19 giugno al 4 novembre. Venezia, Giardini di Castello. Orari di apertura: 10.00 – 18.00 martedì – sabato; 10.00 – 22.00 sabato; chiuso il lunedì.


[exibart]

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  • E'strana quest' abitudine dell'arte contemporanea che chiede permessi. Le multinazionali, la moda, l'esercito sono i nuovi musei?

  • Caro Mork,
    Devo darti ragione.
    Quanto tu hai detto conferma la mia tesi.
    Ovvero che l'unica cosa che ha di funambolico l'arte giapponese rappresentata qui in occidente... è la funicolare del Fujiama.
    SarĂ  colpa dei giapponesi o del pessimo gusto artistico di certi occidentali?
    Un adagio brianzolo recita: "attacca l'asino dove vuole il padrone".
    Sappiamo che i giapponesi sono molto ubbidienti.
    Ciao, Biz.

  • PerchĂ© fare staccionate? Arte giapponese, estremo oriente....considerate questo lavoro di nakamura senza nome e senza nazionalitĂ . E' un opera di eccelso valore concettuale e di ottima riuscita estetica. Che si vuole di piu?
    Ora solo perché è giapponese voi paragonate alla rincorbellita di Mariko Mori o dite che non è buono perché vi aspettate di piu' dall'arte giapponese....non vi fate condizionare.

  • Sono in molti a pensarla come te, e qualche giornale lo scrive pure. Accuse simili sono state rivolte, per es., a Mariko Mori. D'altro canto i collezionisti occidentali sono affascinati da questo genere di arte, mentre quelli orientali hanno imparato da un pezzo ad apprezzare e a comprare l'arte occidentale (Van Gogh deve a loro la sua fama postuma). Globalizzazione sì, globalizzazione no...
    Val forse la pena di vedere il padiglione sloveno, che su questi temi sviluppa il suo progetto, e lo fa in modo assai approfondito e articolato (se leggi i testi su exibart te ne accorgi).

  • deludente. Questo padiglione mi ha deluso moltissimo. Mi aspettavo + grinta dai funambolici giapponesi, ed invece non hanno fatto altro che perpetuare una tipologia artistica troppo vicina a quella occidentale. Il padiglione giapponese è poco rappresentativo del Giappone. Le opere potrebbero benissimo essere il frutto di sofisticati meccanismi psichici di un europeo o di un americano. Ok che i confini non esistono +, ma se l'espressione artistica giapponese è questa, allora W i madonnari di via Zamboni a Bologna! (non al numero civico 33). Sayonara.

  • Interessanti le opere di Yukio Fujimoto, sculture ma anche oggetti sonori.Il suono per stimolare la coscienza della quotidianitĂ . La sua arte mira a destare i nostri sensi offuscati dal sovraccarico di suoni e di rumori dell'esistenza . Almeno ci prova.

  • Manuli, il fatto non è che dato il padiglione giapponese io voglia veder prodotte stampe a campiture piatte e prive di prospettiva su carta di riso, ma che data l'eleganza ZEN del vivre orientale ci fosse qualche cenno alla raffinatezza da sempre sono stati capaci di introdurre nella propria arte. Adottare il concettuale (decrepito a mio avviso) e fare l'occhiolino al POP non significa abbattere le barrieri territoriali, espandersi culturalmente...significa invece dare una vera e propria leccata ai mecenati occidentali.Dobbiamo aprire gli occhi e non travisare fischi per fiaschi. Ecco!un fiasco è il risultato di questo padiglione. E poi...si parla di criticare il consumismo attraverso il Trade Mark della McDonald's..e si chiede il permesso per utilizzarlo?? ma daii...ma dove siamo arrivati?Che bello contestare chiedendio il benestare..capirai che provocazione.E cosa ci sarĂ  di eccezionale e talmente inebriante nel vedere i risultati della speculazione edilizia giapponese?Non vorrai mica dirmi che è una novitĂ ? che serviva un artista per sensibilizzare la gente in questo senso? maddai....Le difese a spada tratta lasciamole a Russel Crow e ai suoi incontri con la Gladio. Interroghiamoci piuttosto quanto frutterĂ  a sti tre artisti del sol levante quanto frutterĂ  sta discesa nel blasfemo mondo economico...e poi vedremo che le perplessitĂ  sorte incontreranno un giusto termine come risposta: VENDUTI )in tutti i sensi)

  • La pelea cazada en contra y en pro del pabellon japones no tiene sentido ni logica dentro de un perspectiva europea. Esa mirada torcida y deslumbrada de un Marco Polo en tierras extrañas sigo siendo la mirada del europeo actual. Les es imposible comprender todo aquello que vaya mas alla de sus narices. Al blanco le dicen blanco y al negro negro sin pensar en las miles de posibilidades de sus varientes combinatorias. ÂżEntonces cĂłmo pueden comprender a los japoneses?. La obra sobre el logotipo de la Mac Donnals, ademas de ser excelente, es la maxima riculizacion de la empresa multinacional desvinculandola de su entorno natural y coloncadola en un espacio y perspectiva absolutamente ajenos a sus propositos. Una puesta en escena magnifica en donde la Mac Donnals, con su afirmacion, termina siendo combustible en llamas. Occidente ha muerto; y no solamente sus dioses, tambien los de sus vecinos espirituales los gringos. Paz a su tumba. UMAGARO.

  • Molto interessante il concetto di icona ben colto dall'artista giapponese.Sostanzialmente 1 sviluppo avuto durante i secoli di ciò che resta il modo piĂą banale e pagano di suggerire un pensiro ad una persona.Un tempo se si sedeva a destra di una divinitĂ  e si portava la barba lunga si era colti , oggi nel era del consumismo e della globalizzazione ,la famigerata "m" ad arco è potere e "pranzare veloce".In conclusione ogni epoca ha il suo stile e questo artista sinteticamente lo ha colto.

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