Arte, video arte o documentario?
Le belle storie nascono sempre quando di mezzo ci sono belle
persone. Come questa per esempio. Che è la storia di Emanuele Napolitano e
Zaelia Bishop, artisti entrambi, che si incontrano, diventano amici, si
stimano, e da una serie di discussioni tra di loro inizia una intensa
collaborazione che li porta a decidere di lavorare assieme nella realizzazione
di documentari. Che poi non sono documentari, o perlomeno non solo, ma sono
anche altro, sono a cavallo tra video arte e documentari, sono in fondo un tentativo
di spostare le barriere tra cinema e documentario. I due lavorano bene insieme,
tanto che per la seconda volta vengono invitati a Cannes all’interno dello
Short Film Corner. Il titolo di questo lavoro è Chasing Boundaries, ed è il
tentativo, una prova, una volontà di raccontare cosa significhi fare arte in
zone non decisamente pacifiche. I due hanno intervistato una serie di artisti
che vivono in Israele per cercare di capire quanto il loro stare in zone tanto
complesse abbia avuto un riscontro nei lavori realizzati. Documentario dal
forte spessore politico, inteso in senso buono ovviamente, che prova ad
analizzare circostanze ed eventi, sapori, commistioni tra pubblico e
privato. Non si tratta di un lavoro
unico, ma è solo il primo di una serie che i due hanno deciso di realizzare
sempre in posti in cui l’arte si scontra con le difficoltà della vita vera, che
in alcuni casi, anche spesso, hanno a che fare con la guerra.
“È un
documentario che si interroga sulla natura stessa del documentario. Ha una
struttura che segue molto le dinamiche
di video arte proprio perché sviluppato da artisti”, così mi racconta
Emanuele Napolitano, che potrete ascoltare anche voi stasera da Albumarte, Via
Flaminia 122, a Roma, dalle ore
20, per la prima della prima. Io ci sarò, e vi aspetto!
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