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Bologna trans |

di - 31 Ottobre 2005

L’identità di genere? Una convenzione, una gabbia sociale, una rappresentazione fittizia. La cultura contemporanea ha scardinato progressivamente le certezze relative alle norme e agli stereotipi del maschile/femminile, evidenziando la fluidità e la complessità di concetti quali “genere”, “identità”, “appartenenza”.
Transgender è chi sta oltre la classificazione sessuale, chi evita il recinto identitario, transitando in uno stato di ibridazione feconda. Transgender è un concetto-limite, che con la realtà (e l’idea) del limite ha intimamente a che fare: la cavalca, la distorce, la oltrepassa, la prende su di sé e continua a ridefinirne andamento, direzione, texture. La logica degli opposti e della non-contraddizione, come strumento di lettura delle cose, si fa obsoleta. Il caos cerca una forma precaria per non eclissarsi più.
Maschio e femmina li creò. Chi? La Legge, il Sistema, il Dio-garante di una placida sopravvivenza organizzata. Tutto rientra nel normale processo di elaborazione di un gruppo sociale. Succede poi, però, che lo straniero –l’altro, il doppio, il neutro, il diverso – a un certo punto fa capolino al di là del guado. Succede che la differenza residuale, emersa dalle rovine dell’io prefabbricato, inizia a scalpitare e a reclamare diritto d’esistenza (corporea, culturale, filosofica, sociale).
E’ da questo humus teorico che prende vita Gender Bender, festival internazionale sui nuovi immaginari legati alle rappresentazioni del corpo e dell’orientamento sessuale, promosso da Il Cassero, storico gay lesbian center di Bologna.
Un’operazione di nicchia, a metà tra l’underground e l’altrenative-chic? Un rendez-vous per un pubblico di soli omo-lesbo-trans, frequentatori del solito circuito off indipendente? Niente affatto. L’evento, ospitato all’interno della Manifattura delle Arti, il polo culturale bolognese dell’antica area portuale, ha tutt’altro respiro e una forte visibilità. Il Cassero, la Cineteca, il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università, la Galleria d’Arte Moderna sono le location di una manifestazione ampiamente sostenuta da media ed amministrazioni locali.
Il menu, articolato in cinque sezioni, offre una vasta selezione di opere e appuntamenti: una maratona di sette giorni per raccontare, usando le parole di Helena Velena, che “la totalità dell’esistente è già in termini di transgender, e quindi transgender è semplicemente un’interpretazione del reale che mette in luce le dinamiche di rottura dei codici binari, che sono codici di controllo sociale”.
Protagonista della sezione Letteratura è l’eclettico e geniale Jean Cocteau, a cui è dedicato l’intero festival. Per lui, un convegno di studi a cura Luca Scarlini, una retrospettiva sulle sue regie cinematografiche (La Belle et la Bête, Les parents terribles, Le sang d’un poéte) e due omaggi a La voix Humaine, il suo lungo, straziante monologo teatrale, interpretato da una donna che, al telefono col suo amante, cerca disperatamente di salvare una storia ormai finita. Due le protagoniste di queste intense rivisitazioni: Bianca Jagger, diretta da Francesco Vezzoli nel video The end of human voice, e Anna Magnani, nel primo episodio del film di Roberto Rossellini L’Amore.
Ancora, all’interno della nutrita sezione Cinema, alcune imperdibili chicche come Cindy: the doll is mine, cortometraggio del giovane regista francese Bertrand Bonello -fuori concorso all’ultima edizione del festival di Cannes-, interpretato da Asia Argento nei panni di Cindy Sherman, artista-icona americana, da sempre impegnata sui temi dell’identità, del travestimento, del corporeo e dell’artificiale; o come Full Quote Bergman, diretto da Douglas Ferguson e prodotto dal Ballett Frankfurt del grande coreografo William Forsythe: un originale remake – esperimento a cavallo tra cinema e danza contemporanea, con due uomini protagonisti anziché due donne- del lungometraggio di Ingmar Bergman Persona.
Per le Arti Visive, oltre al già citato Vezzoli, Gender Bender propone l’intero ciclo di Cremaster, capolavoro dell’artista Matthew Barney, complessa saga surreale –tra video d’arte e cinema sperimentale- costellata di simbologie fantastiche e colti riferimenti cinematografici-letterari: una parabola del corpo mutante, dei suoi deliri inconsci, delle sue evoluzioni/ibridazioni sessuali.
L’omaggio a Robert Mapplethorpe include i due unici –e pressoché inediti- corti girati dall’artista. Protagoniste di Patti Smith Still/Moving (1978) e Lady (1984) sono le sue due muse, la rocker americana Patti Smith e Lisa Lyon. Commento prezioso è il documentario sul celebre fotografo, diretto da Nigel Finch per la BBC.
Alla GAM, una selezione di video dello straordinario giovane artista danese Jesper Just, a cura di Caroline Corbetta. Just mette in scena brevi storie ironiche, teatrali, folli -con costanti riferimenti al cinema di genere e ottime prove di regia e montaggio- in cui i personaggi –sempre uomini- si spogliano dei convenzionali ruoli maschili per lasciare posto a una buffa, improbabile, ostentata vulnerabilità.
Nel programma Teatro, tre intense rappresentazioni: Cinema Cielo, di Danio Manfredini, tagliente riflessione sulla fragilità dell’esistenza, ispirata al romanzo di Jean Genet Nostra Signora dei Fiori; Psicosi delle 4 e 48, l’ultimo lavoro della drammaturga inglese lesbica Sarah Kane, morta suicida a 28 anni: il titolo è un inquietante riferimento all’ora esatta in cui, secondo le statistiche, giunge all’apice l’attrazione verso il suicidio nella mente psicotica; Map Me, performance di Charlotte Vanden Eynde e Kurt Vandendriessche giocata sull’interazione tattile e visiva tra i corpi, che diventano, al buio, schermi di proiezione e strumenti di indagine fisica intorno all’identità di genere.
Quattro gli appuntamenti con la Musica e i party, tutti a base di djing ed electro, conditi da contaminazioni pop e rock. Alla consolle? Sammy Jo, le Drag Djs ed Acid Maria.
E non poteva mancare la TV, con un’orgiastica carrellata pop, tratta dalla trasmissione Stryx, ideata nel ’78 da Enzo Trapani, regista e autore Rai. Il programma, provocatorio e anticonformista, venne sospeso dopo sei puntate, rimanendo un cult della storia della televisione italiana. Amanda Lear, Grace Jones, Ombretta Colli, Patty Pravo si esibiscono tra lustrini, guepiere, musica e travestimenti, in una sorta di inquietante regno delle streghe, un po’ girone dantesco, un po’ night club.

Che sia proprio nel mondo dell’arte, infine, che si invera quella dimensione dell’ibrido, dell’obliquo, del trans-gender, da cui si origina tutta la crisi (e la potenza) del presente? Così, Julia Kristeva rifletteva, nel suo “Poteri dell’orrore”: “chi potrebbe parlare dell’abietto meglio di colui che strappa i segni al loro valore denotativo perché dicano l’intermedio, l’incerto, l’innominabile? Nostro recinto al di là della religione e della morale sono gli artisti e in particolare la scrittura alle prese con l’inoggettivabile e con la pulsione“.

helga marsala


“Gender Bender” – III edizione
opening: 31 ottobre 2005
fino al 6 novembre 2005
Bologna, sedi varie
Cinema Lumière e Teatro Dams – Via Azzo Gardino 65/A
Cassero, Via Don Minzoni 18
Cineteca di Bologna – Sala Cervi, Via Riva Reno 72
TEATRI DI VITA, Via Emilia Ponente 485
Galleria d’Arte Moderna, Piazza della Costituzione 3
info: Circolo Arcigay Il Cassero, tel. +39 051 5280391
info@genderbender.it
www.genderbender.it

realizzato con il contributo di:
Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna – Assessorato alla Cultura, Fondazione Carisbo, Maison Française di Bologna.
con il patrocinio di:
Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna – Assessorato alla Cultura, Fondazione Pierre Bergè – Yves Saint Laurent.
Partner produttivi:
Galleria D’Arte Moderna, Cineteca di Bologna, DMS Università di Bologna, Centro Documentazione Il Cassero, Xing, Biblioteca Sala Borsa, Teatri di Vita
Main Sponsor: Cult, il canale culturale della TV satellitare, visibile su SKY – canale 142


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  • strano che il Cassero sia il primo a dare definizioni su sè stesso intitolandosi GAY -LESBIAN CENTER, dove sarebbe il transgender? E pure il trans sceglie di essere uomo o donna e si dà una identità, anzi il suo scopo è darsi un'identità perchè evidentemente come essere ibrido non riesce a vivere se ha bisogno di tagliarsi il cazzo o tapparsi la figa

  • transgender lo si è nella propria cabeza non sul proprio pippo o sulla propria fessurina - poche sono le forme del corpo a disposizione che possono in qualche modo anche solo lontanamente esprimere quel che ciascuno immagina essere la propria identità

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