Il sottotitolo dell’esposizione, “ambienti e figure fra luce e tenebre“, dà in breve l’estensione della scelta critica che individua alcune qualità, il riguardo per il luogo e la forma delle cose umane e dell’uomo, nello spirito che fa da asse centrale per tre pittori con temperamenti e formazione diversi: maestri che hanno in comune l’alta considerazione di quell’insieme, realtà-natura, da cui scaturiscono elementi filosofici, di civiltà, di congiunzione fra lavoro d’arte e condizione umana, fra momento di illuminazione nella pienezza del creato e constatazione delle tenebre che la complessità dell’uomo umano contiene.
Il “realismo sintetico” di Ardengo Soffici, la “verità umana” di Ottone Rosai, il “naturalismo lirico” di Filippo De Pisis non sono soltanto definizioni di comodo; costituiscono punti di riferimento per linguaggi di grande libertà e di ampiezza, che comunque tornano spesso a quei termini; quasi ognuno volesse riconfermare le proprie radici espressive e le angolature di osservazione che ne hanno disegnato i caratteri.
Otto dipinti per ciascun autore illustrano l’andamento “fra luce e tenebre” che si è inteso sottolineare: la Natura morta, 1933, La potatura, 1962, di Soffici, hanno luce tremula, ma effusiva; il Fanciullo dal fiore, 1928-29, è impaginato invece in una stanza scura. Il Rosai delle Quattro figure, 1948, ammanta di buio, un inchiostro drammatico, l’enigma dell’esistenza. Anche De Pisis nelle due versioni di Natura morta marina, del medesimo anno, 1941, stende una coltre d’ombra sulla visione, ma poi come nel brillare di una lama rialza la luce nel dipinto Il circo del 1941 e in una Natura morta del 1949. Così il Rosai del periodo chiaro brucia nel bianco della Strada, 1955, le sue robuste ipotesi plastiche.
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La mostra "Soffici Rosai de Pisis" rimarrà aperta fino al 31 luglio p.v.
Ulteriori informazioni nel sito http://www.galleriapoggi.com
Distinti saluti.Patrizia Poggi