Per la personale alla Galleria Neon Francesco Bernardi propone quattro foto ed un’installazione.
Le foto, allestite nelle prime due sale della galleria, sono chiuse in teche di legno e protette da uno schermo attraverso cui la realtà risulta filtrata configurandosi come reperto da archiviare. Attraverso queste immagini il vissuto ordinario è a noi offerto secondo parametri che impongono un distacco meditativo, passaggio necessario per approdare ad una lettura simbolica dell’esistente, densa di rimandi e coinvolgimenti emotivi.
Le due foto raffiguranti dei libri allineati su uno scaffale (dalla serie Quadreria) ingrandiscono dei frammenti di un’ipotetica biblioteca; sono immagini inerti che sintetizzano una raccolta privata, simboli delle scelte concettuali che ne hanno determinato gli accostamenti.
Nella foto appartenete alla serie Telescopia lo sguardo dell’artista ancora una volta s’introduce in una sfera privata: dal buio emerge la visione di una finestra aperta su un interno illuminato da una luce calda, sulla parete sono visibili delle ombre che restano inqualificabili per uno sguardo lontano; il senso della comunicazione visiva è invertito (uno spazio privato è aperto, reso pubblico) ma l’insieme delle relazioni di cui vive quest’ambiente ci sfugge, l’intrusione invasiva, di fatto, si arresta su degli indizi accidentali d’esistenza, su dei dettagli che però restituiscono efficacemente la particolare atmosfera di quest’interno.
L’ultima foto (dalla serie La grande zolla), posta orizzontalmente (altra possibile modalità del guardare), rappresenta delle erbacce; siamo portati a fermarci su un dettaglio cui non faremmo caso, i particolari si confondono in quella che potrebbe essere una visione eternamente uguale a se stessa. La realtà è duplicata e raggelata da uno sguardo che si concentra su un aspetto marginale rendendolo illimitatamente osservabile.
Al piano inferiore della galleria l’artista ricostruisce un ambiente in una suggestiva semioscurità: un hi-fi illuminato da una lampada suona un Lp dei Led Zeppelin, e una videoproiezione proietta sulla parete il fumo di una sigaretta evidenziato da un fascio di luce che si abbandona ad un andamento sinuoso ed ipnotico. L’istallazione appartiene alla serie Camera, un frammento del nostro vissuto, apparentemente ordinario, riesce a ricreare uno stato mentale chiuso in un orizzonte di attesa e riflessione. E’ un momento altamente poetico che, amplificato e dilatato nel tempo, si svela in tutta la sua bellezza, ci sorprende e c’incanta.
Francesca Pagliuca
Mostra vista il 27 maggio
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I materiali sono parte del mio pensiero.