A dispetto del titolo, la mostra di San Giorgio in Poggiale non è una carrellata sulle tendenze artistiche degli ultimi 40 anni nel nostro paese, ma solo un percorso parziale e ondivago lungo il paesaggio mutevole dell’arte italiana dei passati decenni. Le opere, in parte di proprietà della Cassa di Risparmio di Bologna e in parte realizzate appositamente per la mostra, sono state esposte a Bruxelles nel 2003, anno dedicato all’Italia da parte di Europalia, un festival biennale in cui ogni edizione è riservata a un paese europeo. E i limiti dell’esposizione tradiscono tanto l’originaria destinazione a un pubblico non italiano, quanto la provenienza da un’unica collezione.
Di quasi tutti gli artisti sono presenti due opere, che offrono un saggio della varietà di temi, materiali e mezzi espressivi che han segnato l’arte italiana. Spaziando dal formalismo della veterana Carla Accardi (Trapani 1924) ai video del giovanissimo Paolo Chiasera (Bologna 1978).
Gli anni ’60 e ’70 sono ripercorsi attraverso le opere di Enrico Castellani (che testimonia della stagione minimale e del tentativo di cimentarsi con nuovi linguaggi pur senza abbandonare la tela), i lavori concettuali di Fabio Mauri e Giulio Paolini (in cui manufatti, materiali poveri e oggetti trovati sono spesso al servizio di una riflessione sulla stessa arte), un quadro specchiante e il termosifone-sagoma umana di Michelangelo Pistoletto, le “sculture” di Luigi Mainolfi, testimoni del ritorno alla manualità, gli oli su linoleum di Aldo Mondino e il lavoro edonistico e simbolico di Luigi Ontani, presente, oltre che con una stampa, con una ceramica policroma che celebra l’Europa nel modo dissacratorio e ironico tipico dell’artista.
Più completa appare la panoramica sul ritorno alla figuratività degli anni ’80, esemplificato da tele di quattro dei “transavanguardisti”, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino e Sandro Chia, prova, pur nella varietà di scelte espressive, del ritorno all’uomo come soggetto privilegiato.
Gianni Dessì e Giuseppe Gallo documentano la Nuova Scuola Romana ovvero la reazione alla Transavanguardia e il recupero della pittura in modo problematico. Nel primo con l’introduzione di una varietà di materiali che ampliano e modificano le possibilità espressive del quadro; nel secondo con la realizzazione di una trama quasi astratta di segni fitti e ripetuti.
Le opere di Luca Pignatelli, Sabrina Mezzaqui e Sabrina Torelli non costituiscono che un esempio dei molteplici percorsi dell’arte non figurativa in Italia che, muovendosi tra citazionismo, interesse per le pratiche quotidiane e riflessione sull’arte, ha nella sperimentazione e nel recupero dei materiali più diversi uno dei suoi punti di forza.
valentina ballardini
mostra visitata il 16 gennaio 2004
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