Semplicemente Marco Lodola. Nome e cognome dell’autore di origine padovana tra i fondatori, nei primi anni ’80, del Nuovo Futurismo al fianco del teorico del movimento, il bolognese Renato Barilli.
Una quindicina di opere della produzione più recente sono esposte dalla BonioniArte, una quindicina di frammenti di perspexs e vernice a smalto, non a caso i più industriali e replicabili dei materiali. Una corroborante combinazione di macchie di colore che raggela il movimento di sagome ripetibili all’infinito che non concedono nulla ai tratti del volto, ai particolari dell’abbigliamento. Manifesto visivo dell’anonimato,
Sono questi solo alcuni degli elementi che rendono i lavori di Lodola un cocktail a metà strada tra le ballerine dei musical americani del Berkeley di Viva le donne del 1933 e i papier découpés di Matisse, tra gli show televisivi e i fotogrammi filmici. Una galleria di assembramenti di gialli, rossi, blu, verdi. Figli del mondo della celluloide: piatti, ritagliati nello spazio che li delimita, pitture e sculture allo stesso tempo. Schegge di una realtà diafana in apparenza prive di ogni distinzione, ma nelle quali l’autore ha saputo “coniugare la cultura, l’estetica della Pop Art, Andy Warhol in primis, con il mondo mitico della cultura televisiva”.
francesca fortunato
mostra vista il 18 ottobre 2003
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