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Fino al 17.XI.2001 | Ville neoclassiche nel territorio bolognese | Medicina (bo), Palazzo Comunale

di - 31 Ottobre 2001

Il territorio circostante Bologna é ricco di ville. Queste erano nate come residenze di campagna, edificate al centro di possedimenti terrieri, col compito prevalente di gestire e controllare la produzione agricola. Siamo fra il XVI e XVII secolo e l’aspirazione al mantenimento di un certo benessere economico, favorito dalla relativa stabilità politica, incentivava l’investimento di ingenti capitali aristocratici in proprietà fondiarie. Il signore, che veniva dalla città, cominciò a passarvi sempre più tempo e, mentre aumentavano i comforts, effetto del trapasso da una funzione amministrativa ad una residenziale, il palazzo di campagna cominciò ad esercitare un’influenza sull’ambiente circostante come elemento organizzatore. La villa, “di campagna” solo per ubicazione, mostrava la sua origine tutta urbana importando un modello di tipologia edilizia non diverso da quello esercitato dalla chiesa in un quartiere. Ecco apparire grandi cancelli di ferro battuto, viali di ingresso alberati, giardini sul retro, cappelle, teatri.
Gli austeri palazzotti di campagna si erano già trasformati in eleganti edifici di rappresentanza, quando l’avvento del governo napoleonico (1796) fece loro lo sgarbo di importare un nuovo gusto per la sobrietà e la razionalità. Gli architetti si affrettarono a rimodernare le strutture preesistenti: l’assetto rimase invariato, ma si rivalutò il valore del prospetto, elemento chiave in grado di conferire monumentalità ed eleganza alla villa.La nuova autorità consentì inoltre alla borghesia, l’emergente ceto sociale arricchitosi grazie ai nuovi incarichi svolti nell’amministrazione statale, di interessarsi anch’essa all’edilizia.Vennero comprati molti terreni dallo Stato della Chiesa ed eretti palazzi funzionali in cui prevaleva la dimensione abitativa a quella ricreativa. Così come le comodità e le delizie della villa aristocratica, anche i luoghi deputati alla sua edificazione (Budrio, Zola Predosa) vennero evitati. Fu preferita loro la prima fascia collinare (Belpoggio, Camaldoli, l’Osservanza), perché più comoda per raggiungere la città che, sorvegliata dai nuovi giardini-belvederi in stile inglese, risplendeva minuta, silenziosa.
Le tendenze nella scelta dell’ubicazione delle ville sono molto chiare se si dà uno sguardo alla mappa (il pannello che fa da quinta alla mostra, che però presenta una legenda confusa e scomoda da esaminare). Meno comprensibili risultano, invece, i motivi che hanno spinto i curatori della mostra alla scelta delle fotografie (l’esposizione si presenta, fin dal titolo, come “fotografica”). Sono diciannove immagini di interni, giardini, facciate dei palazzi bolognesi di cui viene presentata una concisa evoluzione nei due pannelli al centro della sala. La spiegazione, però, non rimanda direttamente alle fotografie, cosicché queste sembrano costituire più una vaga rassegna di possibilità architettoniche che un’eloquente documentazione al testo stesso. Lo spettatore quindi è costretto a uno sforzo di interpretazione delle immagini che l’apparato di note non facilita. Nel migliore dei casi si sottolinea l’originalità di un elemento architettonico rispetto alla tendenza generale (che però non viene specificata). I testi dei pannelli sono integralmente riprodotti sul depliant e ci si domanda quanto sia utile una mostra che, almeno per quanto riguarda la divulgazione di informazioni, si esaurisca su tale supporto.


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Emanuele Lugli



“Ville neoclassiche nel territorio bolognese”
Dal 21 settembre al 17 novembre.
Medicina, Palazzo Comunale
Ingresso: gratuito
Orari: lunedì – sabato dalle 9.00 alle 12.30, martedì dalle 15.00 alle 18.00. Chiuso: domenica.
Telefono: 051-6979111



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