Cinque opere, cinque piccoli dipinti possono fare una mostra.
Il breve percorso espositivo allestito in una delle preziose sale della Galleria Estense di Modena ci pare esaudisca compiutamente tale aspirazione presentandoci questa breve serie di opere affini per tema e per cronologia.
Così in un allestimento che li vuole quadri tra i quadri, ci si svelano questi volti santi custoditi entro nicchie quadriformi che si aprono negli imponenti pannelli blu presentati quasi fossero delle edicole votive. Tra le parole di quanti hanno costituito la fortuna critica dell’artista, da Vasari a Riccomini, dal 1550 al 1995 si delinea il suo profilo e non sarà difficile immaginarlo al lavoro con la tavolozza in mano trovandoci a fronte delle sue Madonne.
Antonio Allegri detto Correggio, dal nome del suo paese d’origine, nasce nel 1489. Gli anni per lui più formativi saranno quelli trascorsi a Mantova, che lo vedranno particolarmente attento ad osservare le ardite soluzioni compositive elaborate da Andrea Mantegna sulle quali evidentemente tornerà ideando alcune delle più importanti opere della maturità.
Fu prima di dar prova della sua ardita concezione illusionistica che l’artista realizzò i dipinti oggetto di questa piccola esposizione, e ci piace immaginarlo più meditativo, quasi fosse intimamente coinvolto nel momento scelto per svelarci ogni dettaglio di quegli abbracci tra Madre e Figlio. La luce tende a farsi liquida nella Madonna Bolognini, a fondere visi e sfondo paesaggistico, ad illuminare gli sguardi, le dita guizzanti e giocose di San Giovannino e del Bambino e quella grazia tutta laica che li pervade. L’artista crea così delle immagini che prima che tradurre volti danno voce ai gesti e ad intime relazioni sentimentali.
Sì perché il volto della Madonna Hellbrunn, della Madonna Campori di questa Bolognini debbono tanta parte del loro impatto emozionale proprio a quel materializzarsi della tessitura pittorica, che preannuncia i più straordinari ed intensi effetti tattili e opalescenti delle più tarde e raffinate proposte figurative di Correggio, ed ecco che immediata la nostra memoria visiva corre allo struggente e sensuale abbraccio con il quale Giove cinge il corpo di Io.
Erika Giuliani
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