Categorie: Mostre

Jenny Saville a Ca’ Pesaro: la carne, il mito e la lezione veneziana

di - 6 Aprile 2026

Nata nel 1970 a Cambridge, l’arista Jenny Saville espone per la prima volta la propria indagine sul corpo con la celebre tela Propped del 1992: è questa l’opera al centro della sua tesi di laurea, in cui dona luce e monumentalità a un corpo fuori dai canoni estetici tradizionali. Nella sua nudità prorompente, la prospera carne viene mappata con sguardo clinico.

È chiaro fin da questo lavoro, perciò, che la ricerca di Saville si confronta con le vulnerabilità dell’umanità. I lavori oggi esposti alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro confermano questa direzione, mostrandoci quanto la fragilità possa farsi “lauda” su tutti quei corpi che la società tende ostinatamente a occultare.

Jenny Saville a Ca’ Pesaro, 2026, ph Irene Fanizza

In Hybrid le membra vengono scomposte, raffigurate nella sua verità materica e viscerale, priva di belletti e leziosità. Stiamo parlando degli anni ‘90, un periodo in cui l’artista si misura con gli astringenti codici estetici promossi dai media e dalla cultura visiva, in un’epoca segnata da una dilagante diffusione della chirurgia plastica. Saville studia quest’ultima ma ne rifiuta i parametri, donando colore e valore ai corpi che abitano parimente il tessuto sociale, ma senza ricevere da esso degna approvazione.

In Ruben’s Flap, Saville tematizza la monumentalità delle figure del maestro fiammingo per mostrare come la visione e percezione di un corpo opulento abbia subito, dal Barocco alla contemporaneità, un cambiamento tanto radicale quanto paradossale. Nell’opera la solennità cede al posto all’intimità: la spontaneità dei volti e la vividezza pulsante della pelle assecondano le inflessioni dello spirito, nel segno di un’umanità autentica e disincantata. Ed è proprio qui che il richiamo al crudo espressionismo di Egon Schiele si fa chiaro: Saville non si limita a mostrare le vulnerabilità della carne denudata ma fa vibrare sotto l’epidermide il disagio e l’inquietudine della livida attualità.

I soggetti di Saville sono un continuo confronto con i grandi Maestri della storia dell’arte occidentale, tra riferimenti mitologici, iconografici e letterari. Il ritratto Iris, ad esempio, vede come protagonista l’omonima figura mitologica, conosciuta anche come Iride: dea minore dell’Olimpo, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. L’artista le conferisce fattezze eteree, quasi infantili, occhi tersi e lucenti. Secondo il mito, la divinità è adornata infatti da gocce di rugiada iridescenti: è proprio a questa mutevole luminosità cromatica che la membrana dell’occhio — l’iride — deve il suo nome.

Unendo la forza del soggetto e la ricchezza della sua tavolozza, Saville non solo celebra il valore semantico del mito ma traduce in carne e materia la potenza della luce e tutte le sue alterità, dischiudendo le infinte sfumature e possibilità del mondo visibile.

Jenny Saville a Ca’ Pesaro, 2026, ph Irene Fanizza

Opere su carta come Red Muse Study II, Pietà Study III e Pietà III testimoniano inoltre lo studio che l’artista svolge sull’anatomia, attraverso il disegno preparatorio: un approccio derivante da quel legame con il Rinascimento toscano e veneziano scoperto e ammirato fin dalla giovanissima età durante i suoi viaggi in Italia. Tale ricerca interroga insaziabilmente il raffinato uso del colore e i modelli figurativi di Tiziano, Giorgione e Tintoretto, contaminandoli con citazioni astratte che richiamano la densità del segno di Cy Twombly e di De Kooning.

A culmine del percorso espositivo opere inedite come Venus and Adonis e Danae, nate dal fecondo dialogo con la tradizione veneziana, si offrono come grande tributo e ponte tra la città lagunare e l’America di Jenny Saville.

Jenny Saville a Ca’ Pesaro, 2026, ph Irene Fanizza
Jenny Saville a Ca’ Pesaro, 2026, ph Irene Fanizza

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Tag: Elisabetta Barisoni Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro Jenny Saville. MUVE MUVE - Fondazione Musei Civici di Venezia

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