Aldo Salucci, The golden stairs
Che cosa significa esistere mentre si cambia? Questa è la domanda da cui parte Aldo Salucci per indagare temi come il dolore, il trauma e l’abbandono, trasformandoli in chiavi della resilienza. Per spiegare il suo lavoro si potrebbe partire dalle fotografie che lo hanno reso più popolare, gli interni architettonici di ville barocche sommersi dalla natura rigogliosa. Ma per comprendere meglio la sensibilità dell’artista è doveroso soffermarsi su una serie di lavori di minor impatto scenografico ma con un significato molto profondo.
La serie sui corpi è esposta all’interno della mostra Sospesi tra essere e divenire. Tre studi sulla natura, il corpo e l’attimo, organizzata da CRAG – Chiono Reisova Art Gallery in collaborazione con Galleria A MORE di Milano, visitabile su appuntamento dello Studio Gebbia Bortolotto fino al 26 giugno 2026. Dedicata al corpo, indagato per mezzo di un microscopio elettronico, la serie assume i tratti dell’astrazione informale. I soggetti sono in realtà tessuti cellulari danneggiati, su cui Salucci è intervenuto con pittura dorata, come accarezzando la tela con il pennello, riparando e metaforicamente risanando le giunture di quei tessuti infiammati che nascondono una sofferenza o una malattia. Il suo gesto di cura intende esprimere come i traumi e le infermità siano condizioni dolorose ma preziose, parti fondanti dell’individuo e fattori di unicità.
Partendo da questa profonda riflessione, Aldo Salucci esplora il concetto di abbandono e di cambiamento come un’opportunità di nuova crescita. Così, negli interni eleganti dello studio legale, le sue composizioni fotografiche emergono, imponendo la loro presenza scenica. Si tratta di una serie di scatti fotografici che ritraggono ville barocche, siciliane e venete, nell’oblio nella loro maestosa bellezza. Scale imperiali, affreschi, grandi sale illuminate dalla luce sugli ambienti nobili in rovina delle ville segrete. All’interno delle architetture, distese ribelli di fiori e piante si impongono, rivelando come il selvatico si sia riconquistato gli spazi. Salucci ritrae una natura che dimostra la sua impareggiabile forza, un ecosistema che non ha bisogno di essere salvato, perché più forte di ogni cosa, resiliente.
Le fotografie sono spettacolari, scenografie surreali di raffinatezza e armonia compositiva. I fotomontaggi partono da un particolare metodo, il ChromaLuxe: una tecnica fotografica per sublimazione che imprime il colore all’interno della lastra di metallo e che l’artista ha scoperto durante un viaggio in Iran. Di tutte le sue composizioni, Aldo Salucci crea cinque edizioni, oltre a un esemplare unico stampato su carta di cotone su cui interviene con la pittura acrilica.
Aldo Salucci si descrive come un artista multidisciplinare, un fotografo autodidatta. La sua ricerca cresce come la flora indisciplinata dei suoi dipinti. Il primo scatto fotografico, Wild is the Grass (2021), presenta un mondo più semplice, un manto di erba verde all’interno di un appartamento. In seguito la vegetazione è diventata sempre più rigogliosa; le dimore sono diventate sempre più solenni. La bellezza dei fiori è effimera, ma la potenza del mondo naturale dialoga in modo sorprendente con le architetture solide che sopravvivono nel tempo, nascoste e inabitate così da lasciare spazio alla realtà immaginata da Salucci.
Nell’opera The wheat of love (2022) il grano è azzurro, proiettando un futuro distopico in cui la vegetazione si trasforma e si adatta al cambiamento. La sua serie è un continuo work in progress, afferma l’artista, che lascerà abitare le magnifiche ville non solo dalla vegetazione ma anche dagli animali, in un contrasto surreale tra regalità e fauna selvatica. Oppure, come ha già fatto in altre composizioni oggi in mostra all’Orto Botanico dell’Università di Torino, nel progetto Aldo Salucci. Riflessi d’acqua: tra arte e natura, ideata e curato da Carla Testore, dal mondo acquatico che sommerge resti archeologici e architetture storiche del patrimonio culturale italiano.
Le fotografie di Aldo Salucci racchiudono un forte potere estetico, ma allo stesso tempo una profonda sensibilità. I suoi quadri uniscono la bellezza architettonica e quella dell’ecosistema ribelle, in un’armonia compositiva di grande effetto, capace di destare l’attenzione e comunicare un messaggio che si impone allo sguardo: la potenza del vivente. Un’energia creativa che diventa un gesto di bellezza travolgente, capace di espandersi e contaminare tutto.
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