Sono diciasette (cinque in più dei cavalieri della Tavola
Rotonda) gli artisti che hanno occupato la Rocca Estense di San Felice sul
Panaro per la 31esima Biennale d’Arte Roncaglia. Alcuni notissimi, impostati
egregiamente nel mercato, col pericolo di venir trasformati in tanti Faust per
l’accelerazione della produttività che questo impone.
Il proficuo “attimo fuggente” mercantile spesso pretende
dall’artista la ripetività dei personali modelli espressivi, facendo perdere
alle opere quella timbrica carica istintuale che ha fatto emergere gli autori
dal mare magnum
dell’arte. Insomma, frenare gli artisti nella ricerca interiore, quella
nascosta nel “proprio io”. E il titolo della biennale di quest’anno è proprio Il
respiro dell’altro io.
Ecco allora Agostino Arrivabene che, con simbolica surrealtà, si rifugia
nell’onirico, sublimandolo; stesso indirizzo, ma più incline al vissuto, nelle
composizioni dell’inglese Iain Faulkner, che proietta l’io nell’altro, parafrasando se stesso in
un uomo solitario al cospetto di un paesaggio lacustre, in attesa che qualcosa
si compia.
Alberto Castelli si pone domande attraverso le inquietudini di uno
specchiato personaggio femminile, preciso nella sua oggettività pittorica;
mentre conturbante è l’installazione di Gianni Cuomo, ossessionato dall’uniformità
degli uomini, marchiati sui corpi da alfabeti inventati per raggiungere la
globale incomprensione dei linguaggi.
Meno problematico Giuseppe Bombaci con la sua pittura-pittura, che
coglie dei personaggi immersi in un limbo piatto e tonale, evanescenti. Una
sospensione magrittiana coinvolge i dipinti di Ettore Frani; in uno di questi, in alto, da
oltre la tela, cala un filo che pende allacciato a una piccola rosa sospesa (la
speranza?) su un piano immobile e grigio. Philippe Garel, francese, veleggia verso mari
calmi e cieli burrascosi, per recuperare romantiche nostalgie turneriane.
È pregna d’ironico pessimismo l’installazione di Luca Lanzi: alcuni bambocci in terracotta
occupano una sala del castello. Paiono neonati: testa grossa, mancano degli
occhi e delle mani. Finalmente quella evoluzione della specie che aspettavamo
da tempo. Lemeh42
è lo pseudonimo che unisce due artefici, i quali si pongono le problematiche
dell’umanità migrante; persone, diverse d’aspetto e di provenienza
territoriale, ritratte in formato foto-tessera, per ufficializzarne l’identità.
Mimmo Paladino è presente con tre grandi linoleumgrafie, incise a segni
bianchi su fondo nero; simbologie si riferiscono alla vita dell’uomo e al
proprio naturale (macabro) destino. Fabrizio Pozzoli espone due figure d’uomo
realizzate con fil di ferro nero; nascondono le teste incastrate nei
contrapposti lati di un monolite di ferro arrugginito, per vergogna della
doppiezza del proprio io. Ugo Riva presenta due altere figure bronzee frammentate, che
invitano a considerare l’io di provenienza, quella storica; portano vesti
antiche e muovono racconti d’eroi, di divinità e civiltà passate.
Enciclopedica la ricerca dell’io di Nicola Samorì: quarantacinque sono gli aspetti
trovati nei fogli della sua “installazione tecnica su carta” appesa alla parete. Intanto Giovanni Sesia scrive intimi pensieri sulle
tavole dipinte. In un’opera le scritture accompagnano il ritratto di una
giovane donna, e mettono allo scoperto il tormento dell’io amoroso.
Minacciose sono le visioni impresse da Vanni Spazzoli nelle tele titolate Paure: mostrano spaventevoli teste di
lupo che ringhiano e mani sgraziate che penetrano la campitura; trasposizione
di sogni di un io intrappolato in edipici turbamenti. Ulrike Turin, tedesca, è presente con un idolo
in legno, una stele lunga che si conclude in un’erma che raffigura un sintetico
ritratto femminile, immagine verisimigliante dell’autrice.
E infine lo spagnolo Julio Vaquero, che propone una figura intera di
giovane donna. Nuda, immobile e pensierosa, il suo sguardo è puntato verso il
basso, in atto di chiedersi se il proprio io è nell’altro.
articoli correlati
Paladino
ad Aosta
Arrivabene
a Bologna
Samorì
a Milano
giorgio nenci
mostra visitata il 22 marzo 2010
dal 21 marzo al 18 aprile 2010
Roncaglia.
Biennale d’arte 2010
– Il respiro dell’altro io
a cura di Carla Molinari
Rocca Estense
Via Mazzini – 41038 San Felice sul Panaro (MO)
Orario: venerdi ore 10-12.30 e 17-19.30; sabato e
domenica ore 10-19.30
Ingresso libero
Catalogo Ettore Zanfi Editore
Info: tel. +39 053586320; info@biennaleroncaglia.it; www.biennaleroncaglia.it
[exibart]
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