L’opera di Leonardo Cremonini torna nella sua città di origine: nel 1969 una personale era già stata dedicata all’artista negli spazi del Museo Civico Archeologico, mentre opere di Cremonini erano presenti tra le altre, nelle rassegne collettivePittura iconica del 1999 eFigure del Novecento 2 . L’impatto immediato entrando nel grande salone della Pinacoteca è quello di trovarsi di fronte ad un artista inconsueto, non collocabile all’interno di un manifesto artistico, capace di seguire un percorso estremamente personale fatto di elementi figurativi e stilistici ricorrenti. La sensazione è
Le tele di Cremonini, quasi tutte di grandi dimensioni, infondono una sensazione di calma apparente, l’idea di un mondo sospeso, un mondo fatto di parentesi, di momenti sereni paradossalmente carichi di inquietudine . La sua appare come una realtà spiata da dietro un angolo e scoperta nelle sue intime contraddizioni di luci e di ombre Da qui, lo stile che unisce sulla tela i colori più accecanti e luminosi stesi con precisione a pennellate indefinite, mette insieme figure geometriche, elementi astratti e oggetti del quotidiano, figure care dell’infanzia: le donne dal fisico volitivo, scultoreo e materno, oggetti della curiosità (e
Il catalogo si avvale di un sentito omaggio di Italo Calvino al pittore bolognese e di un interessante intervento di Umberto Eco, che mette in relazione l’immaginario narrativo di Cremonini col panorama letterario italiano a lui contemporaneo.
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