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fino al 21.IV.2010 | Alberto Castelli | Bologna, L’Ariete

di - 7 Aprile 2010

Un “antidoto alla noia”, così Alberto Castelli (Torino, 1970) parla della
pittura, di quell’arte con cui racconta la donna attraverso una grande capacità
indagatrice. Sono ritratti di persone comuni, occhi, labbra, ciglia, sguardi, pensieri.
Donne che guardano lontano, dentro se stesse, che raccolgono lo stupore della
vita. Essenza dell’essere, di un mondo femminile visitato, scandagliato, conosciuto,
amato (?), attraversato. Ritratti del mistero, che guardano allo spirito di donne evocatrici di
figure, come quella di Respiro zero, il grande quadro con un nudo femminile che rimanda alla
inquietante magrezza di alcune modelle della contemporaneità.
Castelli dipinge come in una partitura musicale che varia
nel suo percorso, ma che obbedisce alla stessa tonalità, con tratti che
colpiscono la sua voglia di raccontare l’oggi: che usa l’arte per non dire le cose con la
voce
”, magari per
sentirsi più libero, moderno narratore di ansie, inquietudini, nostalgia,
quiete. Come un viaggio, in un mondo di Piccole donne crescono, ora giovani, ora più adulte,
scorrono i volti delle sue mute protagoniste.
Chissà, forse il suo percorso, che per certi versi – come
dice lo stesso artista – richiama Boldini, è un viaggio mentale in una rivisitata Città
delle donne
, fra
prototipi di madri, sorelle, fidanzate, amanti. Così è Missy, Una, nessuna e
centomila.
Castelli
dipinge per condividere quelle immagini introiettate che porta con sé, dipinge
come un cannibale che vuole nutrirsi non solo di corpi, ma anche della forza
umana. Volti di donne che conosce, che ha scelto, forse fra tante, e non
importa quale sia il loro nome e la loro identità; sono figure che vivono in
uno spazio neutro, nell’assenza di riferimenti d’ambiente. Un solo dipinto, in
mostra, è quello di un uomo nudo, magro, in una irreale atmosfera: il volto
femmineo.
Di questo artista, che attribuisce al suo lavoro di
pittore una funzione catartica, è stata pubblicata una fotografia che lo
immortala seduto, i gomiti sulle ginocchia, la testa reclinata. In uno studio
con alcuni quadri, una poltrona vuota: un clima che evoca isolamento e
silenzio, dove è ritratto di spalle, lui, il pittore di intensi volti che
arricchiscono e illuminano la sua poetica.
Fare arte”, sostiene Castelli, “è un impegno che motiva la solitudine”. Dipinge ciò che vuole
raccontare, attraverso un sentire profondo, per spezzare il grigiore della vita,
avendo in testa ciò che vuole fissare sulla tela, qualcosa che rimarrà in
eterno. Gli occhi, dallo sguardo lontano delle sue protagoniste, spesso fissano
l’interlocutore, insistenti e indagatori, laddove sono le sfumature, i colori
ora più freddi, ora più squillanti, a creare un’atmosfera che getta un ponte
fra l’artista, il personaggio e il fruitore.
Qualsiasi supporto critico è totalmente inutile, è
come cercare di descrivere qualcosa che non ha volto
”, afferma Castelli. Ma dire quello
che nasce di fronte alle sue tele, esprimere con le parole il fremito che si
origina quando le guardi, questo sì, lo deve concedere.

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Castelli
alla Biennale Roncaglia 2010
Personale
allo Studio Forni
Un
solo show torinese

cecilia ci
mostra visitata il 25 marzo 2010


dal 6 marzo al 17 aprile 2010
Alberto
Castelli
Galleria L’Ariete artecontemporanea
Via d’Azelio, 42 (centro storico) – 40123 Bologna
Orario: da lunedì a sabato ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: mob. +39 3489870574; info@galleriaariete.it;
www.galleriaariete.it

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