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fino al 23.XI.2002 | Introverso | Bologna, Studio Ercolani

di - 31 Ottobre 2002

Nei lavori di Luigi Presicce la pittura non è un pallido riflesso del cinema. La percezione dinamica dell’inquadratura cinematografica struttura intimamente la logica dei dipinti: le sue opere sono come dei fermo immagine, come sequenze di una sintassi filmica spezzata e congelata in uno spazio ed in un tempo indefinibili. Isolare un’immagine è un modo per spezzare la narrazione, per lasciare scorrere mille possibili interpretazioni, mille potenziali sceneggiature che esistono esclusivamente nell’interiorità dell’osservatore. Luigi Presicce è un poeta del silenzio: oltre la pittura, oltre il cinema, oltre l’immagine, le sue sono evocazioni, suggestioni, scosse che appartengono alla sfera dell’indicibile.
Introverso è un progetto artistico che suggerisce una forte continuità con i lavori precedenti pur aprendo nuove prospettive: per la prima volta le opere pittoriche sono accompagnate da un cortometraggio (soggetto e sceneggiatura di L. Presicce, regia di C. Dal Pozzo), da intendere come una versione possibile rispetto alle narrazioni congelate dei dipinti. Il protagonista dei dipinti ha il volto trasfigurato da una maschera da scimmia: l’occhio umano si fonde con lo stupore dello sguardo animale e diviene conduttore di un’interiorità profondissima; nella perfezione istintuale dell’animale quello sguardo riesce a comunicare l’indicibile, l’orribile senso di solitudine di chi sceglie la dimensione della fuga come misura della propria identità. Se i boschi più terrificanti sono dentro di noi e le prigioni impossibili da evadere sono quelle in cui scegliamo di rinchiuderci, ecco che quest’essere ci guarda dall’interno stesso della sua foresta, immerso nello scenario che metaforizza la sua auto reclusione.
Nel corto, o meglio nel ‘film-nano’, la figura congelata nel tempo e nello spazio sospeso delle opere pittoriche diviene protagonista di un ambiguo frammento di quotidianità: è la micro-storia di Mario Banana.
Il nano-servitore sopporta a fatica Mario eppure si prende cura di lui, Mario lo scaccia, infastidito, ma di fatto è l’unico essere cui lascia varcare la soglia della propria introversione. Mario si è auto-imposto una diversità camuffandosi e ha accettato di avere accanto un nano, un altro, anzi un diverso come unico filtro verso l’esterno.
Il nano nella sua diversità si costituisce come l’unico essere in grado di ‘dare battuta’ a Mario. In Finale di partita di Beckett i due protagonisti vivono lo stesso tipo di rapporto: Clov resta con Hamm perché non ha nessuno, non ha altro luogo dove stare, perché per lui fuori c’è la morte; viceversa senza Clov la stessa esistenza di Hamm non sarebbe possibile. L’isolamento, in entrambi i casi, non annienta la voglia di vita: se nel dramma di Beckett Hamm verso la fine cerca ancora il calore della luce sul volto, per Mario è lo schermo televisivo, è l’incanto della visione cinematografica a divenire proiezione di un sogno, rappresentando lo scarto tra ciò che si vorrebbe essere ma si ha paura di diventare.

fransesca pagliuca
mostra vista il 19 ottobre 2002

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’Introverso’ mostra personale di Luigi Presicce
A cura di Fabiola Naldi
Periodo: dal 21.X al 23.XI 2002
Ass. Cult. Studio Ercolani, viale G.B. Ercolani, 5/2- 40138 Bologna (Adiacenze Porta S. Vitale)
Info: Tel e Fax 051 398076. E-mail: studioercolani2002@yahoo.it
Catalogo con testo critico di Fabiola Naldi disponibile in galleria.


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