Per la sua mostra personale al Sesto Senso Carlotta Ruggieri propone una doppia serie di fotografie mostrano delle pareti esterne di edifici comuni, anonimi, come potremmo incontrare in ogni periferia.
Gli esterni sono resi in una visione rigidamente frontale, fredda e impersonale, l’intento sembra quasi documentario, atto a rilevare semplicemente la presenza di luoghi confondibili facilmente con mille altri.
Le due sequenze di foto variano per piccoli dettagli, cui potrebbe essere affidata la possibilità di registrare una leggera differenza, uno scarto che testimoni, se non altro, il fluire temporale o l’avvenuto passaggio di presenze umane, introducendo una variante rispetto allo schema rigido delle strutture delle costruzioni.
Le pareti esterne dei fabbricati sono ritmate da scansioni strutturali lineari che creano come degli incastri di piani dall’effetto schiacciante, da cui risulta un forte senso di sbarramento, di ostruzione, di chiusura.
Ciò che è identico e comune configura una zona neutra contraddistinta dalla sua non appartenenza e dal suo essere semplicemente un luogo di passaggio; l’artista, nell’imporci il punto di vista di chi è fuori, ci lascia vivere questa condizione di alienazione, di non appartenenza dove si resta sospesi in una dimensione di impraticabilità.
Guardare questi luoghi significa abitare la distanza, vivere sospesi nella frattura esistente tra interno e esterno, tra ciò che ciò che potenzialmente potrebbe appartenerci e in cui potremmo riconoscerci e ciò che invece e connotato per la sua neutralità, viviamo una condizione di estraneità.
La visione dell’artista ci blocca in questa zona d’ombra, indistinta e immobile, registrando la presenza di una zona interna, di là del muro, da cui siamo tenuti fuori, il cui accesso risulta negato.
Visioni quotidiane congelate nella fissità di uno sguardo indifferente e impassibile assumono tutto il loro potere straniante, Marziana allude alla condizione di chi vive il reale sentendosi a questo estraneo.
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Francesca Pagliuca
mostra vista il 10 maggio
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Queste fotografie di Carlotta Ruggeri mi hanno ricordato il film "Alice nelle città" di W. Wenders. C'è la stessa attenzione al dettaglio minimo, colto con lo sguardo di chi sta indagando il reale senza accontentarsi di scattare velocemente. Carlotta congela la normalità, mentre il fotografo di Wenders la coglieva nel suo aspetto quasi fiabesco.
Carlotta Ruggeri è "Marziana" mentre sosta davanti ad un reale in apparenza banale, o lo è lo spazio/tempo bloccato per sempre dal suo occhio alieno?