Florencia Martinez porta per la prima volta allo Studio G7 di Bologna un album di famiglia. Immagini rare, conosciute, stampate a plotter su tappezzerie, scampoli, tendaggi che le mettono in rilievo su una superficie decorativa che diviene il loro nuovo mondo.
Non è esattamente il solito album, piuttosto è creata una nuova situazione estetica e tecnica per ricordi e immagini, personaggi rivitalizzati da colori, soprattutto il rosso, che l’artista usa un po’ come elisir da infondere nei contorni e negli oggetti. L’album è un insieme di foto, foto solitarie e di gruppo, di sorrisi e di scivoli riscoperti e attualizzati con un segno ricamato, casalingo da rattoppo, antico nella tecnica ma nuovo nella situazione.
Ritagliare, incollare, far volare in sospensione cavallini a dondolo, far cadere massi, questo è quasi un gioco infantile, una metodologia surrealista adottata dall’artista per ambientare e dare nuovo respiro a queste istantanee da happy days, a queste pose pronte ancora per lo scatto. La casualità non c’è nei formati stretti e lunghi di Florencia Martinez, le linee che cadono dai divani depositandosi sulle tele hanno un equilibrio che sorregge i bimbi in bici e allo stesso tempo conferiscono loro dinamicità . Personaggi conosciuti ma vaghi, visi stereotipati che ricordano qualcuno. Troviamo frammenti che non sono pezzetti sparsi ma figure autonome relazionabili alla decorazione, tutto insieme a formare un’immersione in un salotto, in una casa con veranda, in una vacanza al mare. Intuizione di desideri e ambizioni nello spazio condiviso fra l’alto e il basso dei personaggi, gusto di gelati pop di tricicli e di normalità in questo Muro di Merlino che è nella memoria di tutti. Sì perché in fondo tutto ciò è normale eppure strano, come un’intrusione: l’artista curiosa tra i ricordi, smembra e riunisce su uno sfondo decorato a mano in Qualcosa di rimorso rimbomba nelle orecchie dove il rosso industriale s’insinua fra le pieghe dietro le figurine che sorridendo guardano timide.
Curiosi i formati piccoli dove dalla serie Memorie di città un ragazzino a cavallo sormonta un’automobile uscita dalle onde floreali e preziose. I piccoli formati sono veramente dei fotogrammi da cinema muto, come in Amnesia dove la parte manuale si sente maggiormente e dove ancora il rosso ricamato direttamente sulle foto stampate, costruisce delle forme verticali, delle traiettorie dei cerchi delle linee direttive come per segnare qualcosa di trovato su di una mappa, un itinerario per collegare, delle indicazioni per ritrovare la strada.
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