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fino al 30.IV.2003 | There’s always tomorrow | Bologna, Galleria Marabini

di - 23 Aprile 2003

L’esposizione si apre con un dipinto di Nicole Eisenman in cui una donna, che richiama le grandi bagnanti picassiane, giace sotto un sole cocente. La scena rappresentata, anziché dare un’idea di salute e serenità, si vena di sottile inquietudine. Il cielo è carico di sfumature di colore saturo e, al centro, un enorme buco dell’ozono sovrasta l’ignara presenza che indifferente si abbronza. Anche nelle sculture di Tony Matelli emerge un simile contrasto tra una natura guastata e presenze indifferenti o inconsapevoli. In Seals, due foche in vetroresina di dimensione quasi reale sembrano bloccate nell’atto di disincagliarsi da pesanti pozze di petrolio. Ma non c’è dramma o tragedia, tutto sembra perfetto, quasi normale. Con un’espressione quasi umana, i due animali fanno da pendant a una coppia di bambini etiopici, altra scultura di Matelli. Come le foche, queste due piccole presenze comunicano, nel loro essere così disarmate e indifese, un senso di forte disorientamento e di cupo pessimismo riguardo il futuro.
Nelle vaste tele colorate di Torben Giehler, invece, vengono rappresentati quelli che potrebbero essere gli scenari di una guerra virtuale. L’artista traccia dei paesaggi minimali in cui individuiamo le righe tratteggiate di una strada, delle rampe di atterraggio e strani ghirigori. Forse le traiettorie missilistiche, forse parabole di fumo di razzi. Nei quadri di Glehler la realtà è ridotta ai minimi termini tanto da dare l’impressione di guardare delle composizioni astratte, pure forme geometriche. Il suo obbiettivo è rivolto a far riflettere su come al giorno d’oggi il vero, visto attraverso una ridondante comunicazione visiva, si azzeri di significato. La realtà, nelle sue vaste stesure di colore, diventa finzione, un programma computerizzato. Una vita ‘alla seconda’ in cui possiamo giocare a fare la guerra e dimostrare che a trionfare non è lo sdegno ma un triste cinismo. Anche negli Analogon Paintings di Jeff Eldor emerge un immaginario fatto di pixel e bit elettronici. L’etere viene sostituito da impulsi colorati e stratificati. Nei suoi quadri, tutti di grandi dimensioni, ampie fasce di colore si sovrappongono in maniera disordinata e caotica. Senza profondità le vaste distese di pigmento si accumulano e si cancellano sovrapponendosi l’una sull’altra. Ricordare Mondrian, nel lavoro di Eldor, non è azzardato. Alla fissità e rigidezza della New York di quarant’anni fa, si sostituiscono il dinamismo e l’istintività di una metropoli impazzita. Bersaglio a intermittenza.

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There’s always tomorrow: Tony Matelli, Torben Giehler, Nicole Eisenman, Jeff Elrod. Bologna, Galleria Marabini Vicolo, della neve 5 (centro storico)
Orario da lun. a sab. 10.30-13 e 15-19. Info: Tel. 051.6447482 – Fax 051.6440029, Info@galleriamarabini.it, www.galleriamarabini.it


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