Un ambiente suggestivo ed accattivante. Seducente e filosofico. Attraversato da sottili linee luminose in un rigoroso buio e nell’assoluto silenzio: è così che possiamo descrivere la light-art di Carlo Bernardini (Viterbo, 1966). Le sue sono installazioni create da fili di luce in fibra ottica e hanno varie dimensioni, da quelle più piccole che potrebbero stare su un tavolino a quelle che occupano un’intera stanza. In queste ultime è possibile entrare all’interno e passare attraverso. Infatti, la ricerca che Bernardini compie è quella del vuoto segnalato e percorso solo da tenui linee luminose, fino a demolire lo spazio reale .
“La luce può avere la proprietà di plasmare la nostra percezione delle cose”, ha scritto a questo proposito l’artista pochi mesi fa, anche se già da più di dieci anni lavora su questo concetto, iniziando a svilupparlo con la pittura astratta. In quel caso la luce era identificata con coni luminosi di bianco e, più tardi, con la luminescenza del fosforo. Maestri e fonte di ispirazione sono stati Malevic, Mondrian, Albes e Fontana. Si è poi avvicinato al tridimensionale facendo fuoriuscire dalla tela dei tubi d’acciaio che proiettavano ombre reali e, infine, nel 1996 ha iniziato a dedicarsi alle installazioni in fibra ottica. È proprio quest’ultima a dare all’artista la possibilità di delimitare lo spazio, creandone una nuova percezione ogni volta che si sposta il punto d’osservazione. Non interferisce col vuoto intorno perché la luce è così flebile che anche al buio non riesce a illuminare nient’altro che se stessa. Forma sempre disegni tracciati da segmenti rettilinei che si riuniscono in gruppi di triangoli e sono sostenuti da microstrutture in acciaio in modo da creare dei piccoli grumi di luce.
Scrive Valerio Dehò nel testo di presentazione della mostra: “Una geometria semplice ma essenziale, stabilisce un confine tra la luce e il buio, tra la forma e la sua idea”. Ed è infatti l’idea che il visitatore ha dell’ombra, del vuoto, dello spazio e della luce, la vera opera che Bernardini aspira a presentare. Un’opera imprevedibile e incontrollabile, impalpabile e non registrabile, personale, volubile.
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http://www.carlobernardini.it/
carolina lio
mostra visitata il 27 novembre 2004
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