Se passate per Modena e avete un po’ di tempo a disposizione, vi consigliamo di andare a vedere questa mostra all’interno della Galleria Estense. Una piccola esposizione: appena quattro tele sostenute da grandi steli porpora. Tale operazione non è solo una felice epigone della grande esposizione su Velázquez appena conclusasi a Roma, ma anche una celebrazione del ritorno temporaneo a Modena di due quadri, oggi conservati a Dresda, appartenenti alla collezione Estense fino al 1746, anno della loro vendita. Si tratta dei ritratti di Juan Mateos (1632 c.) e de Il cavaliere di San Giacomo (1652?), dall’identificazione ancora incerta, denominato così per la croce rossa, simbolo dell’ordine votato al santo, visibile appena sulla manica sinistra dell’abito.
Approfittiamo delle poche tele per degustare più lentamente l’arte di Velázquez: veloci pennellate rendono la trasparenza delle ciocche di capelli. Una liquida passata gialla, che si raggruma e poi scompare, restituisce i bagliori dell’oro di una collana. Sebbene ad un contemporaneo gli abiti dovessero apparire tutti neri, Velázquez riesce a rendere tutte le possibilità di una gamma cromatica ridottissima e a restituire le differenze tattili di quell’intarsio di tessuti tipico della moda spagnola. Avvicinandosi le forme si sfaldano in pennellate rapide, ampie, fuggevoli, ma retrocedendo l’immagine riappare nitida. Analogo procedimento si nota nella tela di proprietà della Galleria Modenese: il ritratto di Francesco I. Il gioco fra i bruni dello sfondo e dell’abito fa risaltare il volto luminosissimo del sovrano (contrasto accentuato ancor di più dall’illuminazione). La fusciacca da generale rossa si stempera in uno slavato rosa che ci ricorda tanto Degas.
Le tre tele sono corredate da spiegazioni, biografie e stralci dalle lettere del conte Fulvio Testi, diplomatico modenese alla corte spagnola. Il suo ritratto è il quarto quadro esposto, opera di Ludovico Lana (1597-1646), pittore dallo stile più accurato, pungente, meno allusivo, anche nella composizione (si noti come l’ambita croce di Sant’ Iago sia ostentata dalla stessa posizione delle dita che la reggono, al contrario di quanto succedeva all’analoga decorazione nel quadro spagnolo). Questa tela è solitamente conservata nel deposito della galleria. La sua eccezionale apparizione è un altro motivo per sollecitare la visita. Completano l’esposizione due fiasche, manufatti preziosi, riconosciute come i doni (i “vasi di cuoio”) della Duchessa di Olivares a Francesco I in occasione del suo viaggio in Spagna nel 1638 e ricordati nelle lettere dello stesso Testi.
Attraverso i quadri, le parole, gli oggetti ci viene restituito un frammento dei complessi rapporti politici fra la Spagna e il ducato Emiliano, alleati contro una Francia sempre più pericolosa.
Volendo ampliare il reticolo di relazioni, e non avendo tempo per visitare il resto della Galleria (il biglietto è valido per la pinacoteca che conta, tra l’altro, splendide opere di Tintoretto, Reni, Veronese e Dosso Dossi), vi suggeriamo di uscire dalla sala e girare a sinistra. Vedrete il magnifico busto di Francesco I, realizzato dal Bernini, grande amico del Testi, e, come Velázquez, artista “prestato” alla celebrazione del sovrano modenese.
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riguardo la mostra su Velázquez a Roma
Emanuele Lugli
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