Nata dalla caparbia volontà di suo nipote Andrea e dalla collaborazione di sua figlia Romana Sironi, questa mostra bolognese offre la possibilità di scoprire un aspetto ancora non sufficientemente apprezzato e studiato della produzione artistica di uno fra i più importanti pittori del nostro ‘900.
Un Mario Sironi (1885-1961) che “abbandonata” la pittura da cavalletto, fatta di paesaggi periferici disperati, angosciosi, indirizzata, a suo avviso, solo ad un pubblico di mercato, si dedica all’esecuzione d’opere d’arte pubbliche, realizzate grazie agli spazi offerti dalla committenza statale.
Prenderà corpo in questo quindicennio, parallelo al consolidamento e al declino della dittatura fascista, il suo progetto “socialista” di rivoluzione delle arti applicate, teso al ritorno ad una dimensione monumentale dell’arte e attuabile solo con l’unione di sforzi e intenti fra architetti e maestranze.
Dal 1928 fino ai primi anni della seconda guerra mondiale sarà impegnato al fianco dei più grandi architetti del “ventennio” in fruttuose collaborazioni. In questi primi anni lavorerà a stretto contatto con Giovanni Muzio (allestimento del Padiglione della Stampa per l’Esposizione Internazionale di Barcellona del 1929, il Palazzo de “Il Popolo d’Italia” del 1939). Ma dal 1932 in poi sarà Mercello Piacentini l’architetto con cui ebbe maggior fortuna (da ricordare la grande vetrata La carta del Lavoro del 1932, realizzata in collaborazione con Giuseppe Vaccaro nel Ministero delle Corporazioni; l’affresco L’Italia tre le Arti e le Scienze nello spazio centrale dell’aula del Rettorato dell’Università “La Sapienza” di Roma del 1935; Il mosaico La Giustizia fiancheggiata dalla legge… per il Palazzo di Giustizia di Milano, terminato nel 1939). Progettò anche nel 1934 con il razionalista Giuseppe Terragni il Palazzo del Littorio previsto per via dell’Impero a Roma, mai realizzato.
Dopo la V Triennale di Milano del 1933, per cui creò la sua più importante opera monumentale, il grande affresco de Il Lavoro, divenne l’artista più influente del regime. Ne fu, in effetti, il maggior interprete figurativo, sia per la vastità di incarichi ricevuti che per lo spirito retorico e monumentalistico che le sue decorazioni seppero esprimere.
La mostra, suddivisa in quattro sezioni (“didattica introduttiva”, “grandi cartoni”, “studi e bozzetti”, “schizzi e appunti”) illustra con intelligenza museografica questo percorso,
Degni di menzione, nella sala centrale, i grandi cartoni preparatori le cui dimensioni enfatizzano la poetica sironiana; fra tutti i Rex Imperator e Dux per il sacrario della Casa Madre dei Mutilati di guerra a Roma, del 1936-38 e La giustizia fiancheggiata dalla legge… del 1936-1939 per l’Aula della Corte d’Assise d’Appello Penale del Palazzo di Giustizia di Milano.
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stefano questioli
mostra visitata il 28 novembre 2003
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