Categorie: Mostre

Tutto l’oro di Georg Baselitz. I suoi ultimi lavori in mostra alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia

di - 14 Maggio 2026

A Venezia l’oro è sinonimo di luce, potere e trascendenza. Basta alzare gli occhi all’interno della Basilica di San Marco per capire come, nella tradizione bizantina, il fondo dorato servisse a sottrarre le figure alla dimensione terrena. Tra il IX e il XIII secolo la Serenissima, attraverso i rapporti continui con Costantinopoli, assimilò tecniche, iconografie e visioni dell’Oriente cristiano. I mosaici di San Marco sono la traccia più evidente di questa eredità: un colore che afferma una realtà assoluta, fuori dal tempo e dall’umano. È difficile allora non leggere dentro questa storia anche gli ultimi dipinti di Georg Baselitz, presentati alla Fondazione Giorgio Cini nella mostra Eroi d’Oro, curata da Luca Massimo Barbero. L’artista è scomparso poco prima dell’inaugurazione, che avrebbe voluto seguire personalmente, e questi lavori finiscono inevitabilmente per assumere il tono di un congedo.

Georg Baselitz, Eroi d’oto. Installation views. Photos: Celestia Studio

Realizzato in collaborazione con Thaddaeus Ropac, che ha accompagnato la sua pratica per oltre vent’anni, il progetto si dispiega nei maestosi ambienti della Fondazione, tra la Manica Lunga e il grande salone centrale, dove le tele raggiungono i quattro metri e mezzo d’altezza. Nelle oltre trenta opere il fondo oro campeggia cancellando ombre e prospettiva. Rimangono il corpo e il gesto, gli autoritratti, i nudi, le immagini della moglie Elke. Ma se nell’arte bizantina l’oro avvicinava la figura al trascendente, qui accade il contrario. Lo sfondo dorato non permette l’ascesa, ma isola quella presenza in un vuoto terminale. Baselitz stesso parlava di una “durezza” e di una “solitudine” nuove, dove il metallo espone ancora di più alla precarietà della tragica imperfezione umana.

Georg Baselitz, Eroi d’oto. Installation views. Photos: Celestia Studio

Tra i riferimenti dichiarati c’è Stefan Lochner, protagonista del tardo gotico alemanno. Nelle sue pitture gli sfondi convivono con personaggi frontali inondati in una luce immobile. Baselitz guardava proprio a quella fissità e a quella severità archetipica. Poi però qualcosa si è incrinato e sopra quei corpi lineari sono esplosi dei grumi di colore, pennellate dense, inserti materici che lui stesso ha ironicamente chiamato “de Kooning nel posto sbagliato”. Willem de Kooning aveva riportato la pittura a una dimensione fisica, dove il movimento coincideva con la massa e con la materia. Baselitz lo considerava uno dei pochi veri interlocutori dell’arte contemporanea. Anche in queste tele, quando il disegno sembra ridotto all’essenziale, riaffiora improvvisamente il bisogno di densità e impasto. Raccontava di avere dipinto queste tele seduto sul pavimento, accanto al proprio deambulatore. A un certo punto, soffermandosi su quei corpi sottili tracciati sui fondi dorati, si sarebbe detto: «Che tristezza. Perché non pensi a de Kooning per un attimo?». Sono nate così quelle aggiunte senza controllo compositivo, delle irruzioni improvvise. È in questa frizione che la mostra trova il suo punto più forte, da una parte il colore fermo come l’acqua dei canali di notte, dall’altra una pittura che torna carne, peso e ferita.

Georg Baselitz, Eroi d’oto. Installation views. Photos: Celestia Studio

Curata da Luca Massimo Barbero, Eroi d’Oro ripercorre tutta la vicenda artistica di Baselitz senza però la forma di una retrospettiva tradizionale. Originario di Deutschbaselitz, città dalla quale prenderà il nome, nella Sassonia orientale, l’artista crebbe tra le macerie della Germania del dopoguerra, circostanza che marcò a fuoco tutta la sua opera. Dopo gli studi nella Berlino Est socialista venne espulso dall’Accademia nel 1957 per “immaturità sociopolitica” e si trasferì a Berlino Ovest, entrando in contatto con correnti distanti sia dal realismo socialista sia dall’astrazione dominante del dopoguerra.

Georg Baselitz, Die goldene Kittelschürze, 2025. Oil and gold paint on canvas 300 x 215 cm (118,11 x 84,65 in) (GB 3009)
© Georg Baselitz 2026. Photo: Stefan Altenburger Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul

Fin dagli anni Sessanta il pittore sviluppò una figurazione antieroica e disturbante, influenzata dall’arte medievale tedesca, dall’Espressionismo storico e dalla cultura romantica del Nord Europa. Il titolo del progetto richiama gli Helden o Eroi del 1965, individui esausti, affranti e consunti, lontanissimi da ogni monumentalità.
Negli anni Settanta il suo lavoro divenne fondamentale per la nascita del Neo-Espressionismo tedesco accanto a Anselm Kiefer, Markus Lüpertz e Jörg Immendorff. In un momento dominato dall’arte concettuale e minimalista, Baselitz riportò l’arte al centro dell’esperienza fisica, istintiva ed emotiva.

Nel 1969 arrivarono le celebri rappresentazioni capovolte, cifra che lo avrebbe reso uno dei più radicali del secondo Novecento. Ribaltare il corpo significava interrompere la lettura narrativa di ciò che vediamo e riportare tutto alla materia stessa. I dipinti oggi alla Cini raccolgono questo intero percorso dentro una forma estrema di essenzialità. «Qui non c’è una singola immagine chiave», spiegava Baselitz, «ma l’insieme è di fatto un’immagine chiave per tutto ciò che ho fatto finora».

Articoli recenti

  • Bandi e concorsi

Nuovi pittori italiani a Londra: aperta la call Artist in Residence 2026

Artist in Residence 2026: ancora pochi giorni per candidarsi al programma di residenza promosso da Camberwell College of Arts, University…

14 Maggio 2026 17:20
  • Progetti e iniziative

Milano Ibrida: quattro giorni per scoprire gli spazi della rigenerazione urbana

Dal 21 al 24 maggio, 25 presidi socioculturali aprono le porte alla città con un ricco programma di itinerari, workshop…

14 Maggio 2026 16:33
  • Mostre

Giuseppe Stampone in mostra alla Prometeo Gallery con “Saracinesche”

La mostra di Stampone, aperta fino al 29 maggio presso la galleria milanese, è accompagnata da un testo critico di…

14 Maggio 2026 16:30
  • Progetti e iniziative

Con MOUE Festival, il design “fuori fuoco” torna ad attraversare Foggia

Entra nel vivo la seconda edizione di MOUE, il Festival della Grafica Sociale che anima Foggia con mostre, laboratori, talk…

14 Maggio 2026 15:35
  • Mercato

Inizia TEFAF New York 2026: opere da museo, pezzi unici e grandi mercanti internazionali

Da un capolavoro di Cecily Brown da $ 4 milioni, fino alla coppia di vasi in gesso realizzati da Alberto…

14 Maggio 2026 14:45
  • Fotografia

Kyoto, città della fotografia: cosa abbiamo visto al Kyotographie 2026

Il festival Kyotographie esplora il concetto di limite attraverso mostre tra templi, architetture storiche e spazi urbani, con artisti da…

14 Maggio 2026 12:42