Otto posizioni sulla videoarte, sette artisti, tre curatori. Si tratta di Fake Movement, in mostra da Neon Campobase, a Bologna, con Rossella Biscotti, Carles Congost, Keren Cytter, Susi Jirkuff, Christelle Lheureux, Daniel Pflumm e Anri Sala. Il filo conduttore dell’intero discorso, teorizzato da Marinella Paderni, Roberto Maggiore ed Elvira Vannini, è il rapporto tra immagine filmica e realtà, il congelamento dell’attimo che avviene a contatto con il digitale, la scomposizione finale dell’oggetto in soggetto, con un suo passato e una storia da raccontare. Ma soprattutto il rapporto politico tra società e rappresentazione, che nella nostra epoca sta mostrando le sue soluzioni più popolari nei reality show, nella fiction televisiva, nel talk show all’americana, in cui vengono spettacolarizzate le cosiddette “storie vere”. Il tutto guardato dall’arte con un taglio critico tale da cercare per l’immagine in movimento il riscatto dall’ipocrisia della metarealtà fornita dai media.
La relazione tra questi mondi diversi, seppur paralleli, si realizza perfettamente nel video di Daniel Pflumm, Basel , che presenta diversi piani di lettura. Ad immagini di repertorio tratte da archivi storici –uno svenimento della Thatcher, frammenti della Seconda Guerra Mondiale– alterna i simboli delle case di produzione più famose, a sottolineare il rapporto implicito che esiste tra Storia, Politica e Finzione e a ricordare al pubblico meno svezzato di non fidarsi delle apparenze.
Meno battagliero è il lavoro dell’artista francese Christelle Lheureux, che ragiona sulle dinamiche specifiche del cinema, accostando al sonoro del film Tarzan l’intrepido di Robert Hills (1933) un lunghissimo piano sequenza a camera fissa di un novello uomo della giungla in camicia hawaiana disteso tra le fronde.
Quello che qui viene annullato è il rapporto tra soggetto e riguardante: entrambi ascoltano l’audio del film e sono uniti per circa un’ora da un legame indissolubile. Gli fa da contraltare Keren Cytter con un linguaggio iconoclasta ed ironico, più sottilmente legato alla bagarre dei reality show. Un triangolo amoroso è rappresentato nei suoi momenti più quotidiani attraverso le vicende dei giovani protagonisti. I loro dialoghi, in cui emergono i sentimenti di amore, passione e gelosia, sono raggelati dall’eliminazione di ogni sorta di inflessione dalla voce, dalla descrizione dettagliata dei momenti di attesa, delle azioni più insignificanti, cadenzate dall’onomatopea di tutti i passi compiuti o dall’enumerazione delle fermate della metropolitana. Fino allo svuotamento totale della storia, del rapporto umano e del significato dei contenuti di cui si narra. È ancora Christelle Lheureux a dare la soluzione, la chiave di lettura di tutta la macchina espositiva, con il suo Bingo Show, in cui viene rappresentato il dietro le quinte di ogni finzione televisiva. L’attesa prima dell’accensione delle telecamere. Il silenzio, l’assenza di espressioni felici dai volti dei protagonisti, la lentezza di ogni singolo movimento descrivono un dramma esistenziale insospettabile, cui seguirà, a programma iniziato, un irrefrenabile vitalità. Ma, the show must go on, dicono. E allora via il sipario…
santa nastro
mostra visitata il 6 febbraio 2007
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