Si inserisce tra le manifestazioni che gravitano attorno al Festival della Filosofia di Modena, quest’anno incentrato sul tema della vita. La vita delle forme – fotografie, disegni e grafiche da Picasso a Warhol presenta circa quattrocento opere, tutte a muro, di trecento artisti e si articola in due diverse sedi espositive, distanti cinquanta metri l’una dall’altra.
Nella prima, situata ai piani superiori di Palazzo Santa Margherita, c’è la sezione incentrata prevalentemente sulla forma umana, alla Palazzina dei Giardini è privilegiato invece l’aspetto del paesaggio.
Nonostante la pregevole qualità di buona parte delle opere proposte, la mostra offre purtroppo il fianco ad alcune perplessità. L’esposizione tende a valorizzare l’ampio
La vita delle forme appare in definitiva un mero pretesto per dare luogo ad un esposizione dozzinale dei canonici generi: Il ritratto (Le forme del corpo e le forme del viso); il paesaggio (Le forme del mondo) e l’astratto (Le forme del pensiero); il tutto volutamente svincolato da qualsiasi logica appena più riflessiva; sia questa inerente alla tecnica, ad un tema comune o relativa ad un periodo storico.
Peccato perché le fotografie di Evans, Araki, Woodman, Ghirri, Basilico, Capa, Lorca Di Corcia, Salgado, Avedon, Goldin, Hatakeyama, Ruff, Weegee, Jodice, Sander, White, Berengo Gardin e Vaccari, o i disegni di De Pisis, Boetti, Prampolini, Parmiggiani, Paolini, Afro, Baj, Campigli, Guttuso, Jori, Leoncillo,
Approssimazioni a parte le potenzialità certo non mancano e, con qualche doveroso aggiornamento sul versante contemporaneo, il cospicuo patrimonio della galleria potrebbe far decollare dignitosamente il nuovo e ambizioso Museo d’Arte Contemporanea che si inaugurerà il maggio prossimo. A patto naturalmente di abbandonare, come in altre occasioni la Galleria ha dimostrato di saper fare, le stantie e auto-celebrative logiche provinciali in favore di impegni che possano dirsi realmente propositivi e di respiro nazionale.
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