La solitudine che fa marcire lentamente pareti e stanze. Un sentimento che nasce nel “cuore dell’uomo chiuso prigioniero nella sua corazza, nella corazza che ha costruito con la sua sublime intelligenza”. Ma è una solitudine fertile, che matura la sensibilità e permette alla visione di abbattere le frontiere del reale. Per arrivare alla beatitudine dello sguardo.
Fausta Squatriti, artista di fama internazionale –ha studiato e collaborato con personalità come Oskar Kokoschka e Man Ray– piega le sue visioni solitarie nel costante pensiero astratto-costruttivista che caratterizzava anche i precedenti lavori. Lunghi corridoi deserti, cave di tufo abbandonate proliferano le loro esistenze negli occhi della pittrice, che li riproduce in trittici scultura-quadro-fotografia. La fotografia di un luogo abbandonato, quale può essere una casa degradata di Palermo o una sala da ballo deserta, viene accompagnata da disegni composti da forme nere, ombrose, fortemente geometriche. L’opera poi si spinge nella dimensione tridimensionale attraverso cubi colorati o sculture minimaliste. I legami tra le diverse rappresentazioni, tanto più sottili e incomprensibili quanto intimi, annientano il moderno concetto di proiezione: lo spirito di chi osserva distorce e riordina, colora e unisce in logiche personali difficili da comprendere.
Le forti geometrie, difficilmente riconducibili alle foto che accompagnano, sono arricchite da sfumature che rivelano
greta travagliati
mostra visitata l’8 novembre 2005
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