Tra le quasi tremila opere, una
raffinata scelta è ora esposta alla Fondazione Magnani Rocca, nei dintorni di
Parma, città che forse fu pioniera nel proporre il pittore sulla scena
artistica nazionale, organizzando una celebre mostra nel 1963, curata da
Roberto Longhi e Augusta Ghidiglia Quintavalle. Un “ritorno” dunque, a distanza
di più di cinquant’anni, in un’antologica che mette l’accento più sulle
tematiche principali del lavoro di Guttuso che non su una ricostruzione dei
contesti in cui operò l’artista, dei contatti con gli altri pittori della Roma
degli anni ‘60 e oltre, delle contestazioni verso l’astrattismo e l’informale.
E infatti nelle elegantissime e
storiche sale della villa di Mamiano, tra arredi stile Impero e una collezione
preziosa di pittura dal Medioevo a Morandi, le tele del
pittore siciliano sono accostate in base ad argomenti (sequenza seguita anche
nell’impaginazione del catalogo), illustrati in lunghi e – ammettiamolo –
piuttosto noiosi pannelli didattici. Sezioni quali “Ritratto”, “Guerra, lavoro,
politica, memoria” cedono il passo a meno strutturate sale dedicate al binomio
“Vita collettiva, solitudine” o “Allegoria”. Se la disposizione potrebbe
favorire un livello di fruizione popolare più immediato, l’allestimento ridotto
all’essenziale (tempi di “vacche magre”…) lascia un po’ la sensazione di
un’occasione sprecata.
Ma la visita alla mostra vale
assolutamente per la qualità e la quantità dei dipinti esposti, che
ripercorrono quasi tutte le fasi della carriera di Guttuso, in particolare gli
anni centrali della sua frequentazione romana di gruppi quali Corrente o il
Fronte Nuovo delle Arti, sempre legati indissolubilmente al tema della
rappresentazione del reale, a cui il pittore associa, fedele sostenitore del
Partito Comunista, tematiche quali la contestazione delle guerre (Fosse
ardeatine, 1950; Martire algerina, 1960), le
condizioni dei lavoratori (Zolfara, 1953-55), le
manifestazioni di popolo (Comizio, 1962).
Oltre a ciò, numerosi esempi di
pittura cosiddetta “di genere”: nature morte, che molto devono al Cubismo e a
Giorgio Morandi, paesaggi sia naturali sia urbani, ritratti degli amici
intellettuali (come Manzù e Morlotti). Strepitose
le grandi tele affollate di personaggi, dove a opere allegoriche a cui non
manca una vena surrealista (Spes contra spem, 1982) si accostano
il Caffè greco, Van Gogh porta il suo orecchio
tagliato al bordello di Arles (1978), la Spiaggia (1955-56).
Pittore storico-civile, forse il
più celebre del Novecento italiano, testimone esplicito del proprio tempo, come
sottolinea nel catalogo Enrico Crispolti, Guttuso ha messo al centro del suo
fare la fisicità delle cose, l’esigenza di comunicare e un’assidua pratica del
disegno, pensando la pittura in termini di figura e realizzandola
sostanzialmente nel colore.
Guttuso
a Roma
marta santacatterina
mostra visitata il 10 settembre 2010
dal 10 settembre all’otto dicembre 2010
Renato
Guttuso – Passione e Realtà
a cura di Stefano Roffi
Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione
Magnani-Rocca, 4 – Mamiano di Traversetolo (Parma)
Orario: da
martedì a venerdì ore 10-18; sabato, domenica e festivi ore 10-19
Ingresso: euro
8 (comprensivo delle raccolte permanenti; ridotto euro 4
Catalogo Mazzotta
iInfo: tel.
+39 0521848327; fax +39 0521848337; info@magnanirocca.it; www.magnanirocca.it
[exibart]
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