Hotel Lulu Guldsmeden, Berlinale 2025, ph. Francesca Magnani
La mattina di ieri, giornata clou della Berlinale 2025 è cominciata nella sala di un hotel singolare per Berlino. L’albergo ha un arredamento che incorpora elementi mediterranei, balinesi e nordici, ma è sicuramente caratterizzato dal senso di calore e familiarità e comfort racchiusi nel termine hygge, parola sia danese che norvegese.
Nella sala colazione dunque abbiamo scambiato due parole con un signore che è poi stato raggiunto al tavolo da una donna interamente vestita di nero, a l’eccezione della spilletta rossa dell’orso che a Berlino in questi giorni indossano solo gli addetti ai lavori. L’oggettino ha creato l’occasione per chiedere che cosa facesse alla Berlinale. La donna ha risposto «Sono produttrice». «Hai lavorato a Drømmer?», le abbiamo chiesto. Da giorni sentiva parlare di questo titolo. Il film ha poi vinto, la sera, l’Orso d’oro.
Teatro della conversazione è stato l’hotel Lulu Guldsmeden, un quattro stelle danese creato ristrutturando un hotel cadente lungo la Potsdamer Strasse. Di questo palazzo del 1850 sono stati conservati vari elementi, i muri di mattoni a vista, i soffitti alti, la corte interna, abbinati ora a materiali naturali come la pietra e il bambù. Qui dentro si trovano solo prodotti biologici e del commercio equo e solidale, dal cibo alle bevande, dai prodotti per il bagno alla biancheria. Il servizio è informale – non c’è una hall, ma solo una piccola reception dentro la sala colazione.
Svariate ore dopo, al momento della premiazione, il regista Dag Johan Haugerud è stato accompagnato sul palco dai produttori Yngve Sæther e Hege Hauff Hvattum, la coppia conosciuta la mattina. Il primo ha ricordato come il loro rapporto di lavoro sia iniziato nel 1996 durante un piccolo festival per film in Super8 e come anche i piccoli festival possano inaspettatamente cambiare la vita. Hege ha ringraziato il cast e la troupe per aver intrapreso un «folle viaggio di tre film». Haugerud ha ammesso che la vittoria dell’Orso d’Oro è andata oltre «i suoi sogni più sfrenati» e ha ricordato al pubblico l’importanza della lettura e della scrittura. «Allarga la mente e fa bene a tutti», ha detto.
Il film ambientato a Oslo narra la vicenda della diciassettenne Johanne, interpretata da Ella Øverbye, che frequenta il liceo ed è insoddisfatta della vita; vive con la madre Kristin (Ane Dahl Torp) e vede spesso la nonna Karin (Anne Marit Jacobsen). Il suo mondo viene stravolto dall’arrivo della nuova insegnante Johanna (Selome Emnetu) carismatica e attraente. Johanne si prende una cotta per lei che si trasforma in ossessione per l’insegnante.
Un’ultima proiezione del film è in programma per questo pomeriggio, e non vediamo l’ora di assistervi (qui il trailer).
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.