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CINEMA

di - 12 Gennaio 2018
Una distesa bianca sconfinata. Gli AT-AT che solcano la distesa di Crait con i loro enormi passi scattosi e decisi. Truppe ribelli che si riparano dentro trincee improvvisate, in attesa dell’assalto degli Snowtroopers.
Se The Force Awakes (2015) di J.J. Abhrams era sembrato a tutti un remake de Una Nuova Speranza (’76), The Last Jedi, secondo capitolo della terza trilogia di Star Wars agisce per dèjà vu multipli e improvvisi. Non solo la splendida “battaglia di sale”, tinta dalla superficie rossa e del luccichio delle Vulptex, le volpi di cristallo, ma anche altre scene riattivano una memoria visiva di una saga ormai quarantennale. Come il Luke Skywalker ne Il Ritorno dello Jedi, la giovane padwan Rey osserva impotente la flotta ribelle sotto attacco dalla sala del comandante di turno, il Leader Supremo Snoke. Un X-Wing abbandonato nelle acque di Ahch-To, l’isola Tempio degli Jedi che ricorda il caccia di Luke inabissatosi sulla superficie stagnante del pianeta Degobah, ricovero del fuggitivo Maestro Yoda.
Star Wars 8 – Last Jedi
Non è lezioso auto-citazionismo ma un vettore narrativo ben calibrato. È infatti un ricordo, un vecchio ologramma della Principessa Leila Organa a riaccendere il coraggio negli occhi di un ritirato Luke Skywalker. È un oggetto di pura materia psichica, dei dadi recuperati dal Millenium Falcon (una coppia con cui Han Solo batte al tavolo Lando Carlissian e vince la mitica nave) che Luke donerà a Leila e che riaccenderà la scintilla della speranza nei suoi occhi e in tutta l’Alleanza Ribelle.
In questo ottavo episodio di grandi cambiamenti, le emozioni e l’animosità suscitati da ricordi – reali, metanarrativi, dopo 40 anni di sequel e prequel – svolgono una grande funzione di sostegno e reazione all’impatto devastante e soverchiante della forza tecnologica del Primo Ordine Galattico. Dopo aver distrutto la StarKiller Base nell’episodio VII, l’Alleanza è costretta a fuggire sul pianeta Crait, inseguita dalla Flotta del Generale Hux mentre la giovane padawan Rey cerca di convincere Luke a tornare sui suoi passi e a riunirsi con la causa ribelle. Dopo aver ucciso il supremo Leader del Primo Ordine Snoke, Kylo Ren, figlio di Leija e Han Solo, prende in mano le sorti della guerra. Personaggio in grande ascesa, fisico da Kirk Douglas, sguardo magnetico, capo e guerriero emotivo e instabile. Egli in realtà esprimerà in questo episodio una concezione del potere più profonda, disincagliata da qualunque insegnamento e memoria tradizionale.
Star Wars 8 – Last Jedi
Se tutta la saga infatti ruota attorno al confronto dell’Alleanza Ribelle con forme di tecnologie militari sempre più avanzate (la Morte Nera I e II, droni da battaglia B1 e clone troopers, Base Starkiller e l’ultima Deadnought Supremacy), egli ne esprime la sostanza radicale, legata alla forza tecnica e tecnologica, più grezza ma forse più autentica, rispetto ai vecchi campioni Lord Sidious e Darth Fener, prossimi a una vecchia idea religiosa di equilibrio e sovvertimento “dolce” della galassia. Kylo Ren traccia un percorso opposto. Paure e collera ereditate dal suo passato sanguinario saranno l’unico ostacolo a un profondo atto di negazione/superamento dell’universo finora conosciuto: il Primo Ordine, i Sith, i Ribelli, la Repubblica. Un soggetto ultra-moderno, in grado di immaginarsi nuovo centro dell’equilibrio universale. Un atto di protervia, di hybris, diametralmente opposto alla lotta di Rey, disperatamente alla ricerca della sua identità, ma bloccata nella cavità Oscura dell’Isola-Tempio, fredda e vuota, che riproduce solo ombre opache di sé e del suo passato.
Dunque siamo nei guai?
No, perché il duo Lucas-Johnson lavora per la Walt Disney e quindi presto o tardi arriverà la Cavalleria. A questa tecno-polemoteia progettata da Kylo, non rimane che opporre un elemento vitale, sincretico, profondamente umano. La Forza. A differenza della élite del Primo Ordine immersa in immense navi-tecnopoli, i Jedi rinforzano questo legame attraverso la terra, il mare, la luce di luoghi incantati come quelli dell’isola Tempio di Ahch-To.
Star Wars 8 – Last Jedi
La Forza assume in questo ultimo episodio forme insolite per la saga. Abbiamo detto del potere dei ricordi e delle connessioni umane. Ma vi sono anche viaggi astrali, trasmissione di pensiero, creazione di materia psichica. Soprattutto coloro che vi sono in maggior contatto, Rey e Kylo, Luke e Leila, sviluppano una sorta di tattilità, la forma più primitiva di comunicazione e trasmissione, in un profilo adimensionale, assoluto, divino.
In ogni caso, tutte simbolizzazioni di legami umani, ai limiti del soprannaturale, che sorreggono la sfida dei Jedi e che infondono coraggio e senso del sacrificio a tutta la Ribellione. Leila, Rey, il vice-ammiraglio Laura Dern-Holdo, la motorista Rose, sono le donne l’elemento in grado di ristabilire l’equilibrio nella Forza e la pace nella Galassia contro i nemici del Primo Ordine, maschi, bianchi, suprematisti, sterminatori, tecnocrati. Una prospettiva non passata in cavalleria tra i gruppi dell’ultra-destra americana – Alt-Right, Facebook Fanboy perfino una petizione su Change.org – che ha boicottato in tutti i modi la pellicola.
Ma se sarà difficilissimo quanto inevitabile spazzare via dalla galassia i suprematisti in nero di Coruscant nel prossimo episodio IX (2019), all’orizzonte c’è un Nemico ben più pericoloso. Il personaggio di Benicio-DJ, un “apricodici”, un carattere appena accennato nella pellicola, che darà qualche consiglio spassionato a Finn.  La guerra è tutta una macchina. Vivi libero, non schierarti. Buoni e cattivi sono parole “vuote”. E infatti sarà lui a tradire-vendere al Primo Ordine il commando del Finn, lanciato in missione disperata sul pianete Cantonica.
In realtà è proprio Benicio-DJ a far parte della macchina perfetta, il Mercato. E prezzi, vendite, affari, miglior offerente sono le sue armi letali. La grande città del gioco, Canto Bight, elegante e festante anche in tempi di guerra, vende armi al Primo Ordine come all’Alleanza Ribelle, una specie di Capitale Galattico, che fa affari e stringe alleanze con tutti perché fa comodo a tutti. Ed è per questo che nella bellissima scena dei Fathiers, i giganteschi cavalli spaziali che travolgeranno la città di notte, in una fuga liberatoria e disperata, potranno esprimere un istinto di libertà animalesca, distruttivo, in grado sì di travolgere la città ma non di sovvertire le gerarchie della Galassia. Un pugno sul tavolo, un urlo di rabbia contro il vero potere. Perché nemmeno nell’immaginazione di Lucas e Co., una delle più prolifiche e creative, c’è la minima idea di come si possa battere questo vero, reale, realissimo, primo ordine.
Domenico Sgambati

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