"Fortezza" è il film presentato in occasione della Festa del Cinema di Roma, diretto da Ludovica Andò ed Emiliano Aiello
Gli ultimi giorni della Festa del Cinema si rivelano più interessanti che mai. Tra i tanti eventi, presentato al pubblico Fortezza, film di Ludovica Andò ed Emiliano Aiello. Un’opera interamente girata all’interno della Casa di Reclusione di Civitavecchia Passerini, con i detenuti stessi come protagonisti e co-autori.
Il film è stato prodotto da Compagnia Addentro/Associazione Sangue Giusto, fondata proprio dalla regista. Si tratta di una rilettura moderna di uno dei romanzi più importanti del Novecento italiano, Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Tutti e ottanta i detenuti sono stati coinvolti nella scrittura della sceneggiatura; dieci di loro sono anche interpreti del film, nei panni degli ufficiali-guardiani del libro. La casa di reclusione di Civitavecchia fa da sfondo alla vicenda, con le mura ottocentesche che racchiudono il micro-mondo, come una moderna Fortezza Bastiani.
«La narrazione del film documenta la condizione carceraria, tra rassegnazione e speranza di riscatto», ha dichiarato la regista. Poco spazio, tempi ridotti, attori amatoriali, hanno costituito una sfida entusiasmante per i registi. La frustrante limitazione si trasforma in spinta creativa. «Abbiamo girato un film perché sentivo la frustrazione di non poter raccontare fuori quel miracoloso processo di trasformazione interiore che ho visto attivarsi negli uomini che ho incontrato nei miei laboratori».
Il film è infatti frutto di un esperimento teatrale portato avanti da oltre dieci anni. Andò ha gestito classi di teatro all’interno del carcere di Civitavecchia, con laboratori per i detenuti. Il risultato era già stato presentato a Roma durante la IV Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere. «Molto emozionate, seppur difficile», racconta. «Lavoriamo con uomini e donne veri, limitati al massimo nella loro possibilità di movimento, repressi nei loro affetti, che nelle due ore settimanali di teatro ritrovano lentamente la possibilità di vivere». Il laboratorio permette ai detenuti di ripensare alla loro condizione, a quel malessere che rischia di inghiottirli.
Lo spettatore è preso per mano, portato a pensare alla dicotomia tra libertà e prigionia. Il tema del tempo, che si dilata all’infinito per i detenuti, è quello che maggiormente colpisce. Il libro risale al 1940, ma la reinterpretazione dei detenuti lo rende più attuale che mai. Già presentato in anteprima il 23 ottobre a Civitavecchia, il film si può vedere oggi alle 15:00 al MAXXI, nella sezione Festa per il sociale e per l’ambiente. Saranno presenti anche gli attori protagonisti del film.
L’acclamato regista greco Yorgos Lanthimos presenterà, negli spazi di Onassis Stegi, ad Atene, una mostra dedicata alla sua ricerca fotografica,…
Dopo il ritiro del Padiglione sudafricano, è stata aperta un’indagine interna ufficiale sull'operato del ministro della cultura, che mette in…
Durante gli scavi in piazza Andrea Costa, a Fano, è stata identificata la Basilica descritta da Vitruvio nel trattato De…
Il Ministero della Cultura ha reso note le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028:…
Il mio mestiere è un incessante sbagliare e ricominciare, un disorientamento nutrito dal coraggio, dalla responsabilità e dall'autodisciplina di avventurarsi…
Sull’isola della Giudecca, fino al 1 febbraio 2026, la mostra finale del concorso internazionale We Art Open riunisce 15 artisti…