Categorie: Cinema

La ragazza d’autunno, da Premio Oscar

di - 16 Gennaio 2020

Se il pittore austriaco Egon Schiele avesse avuto in mano una cinepresa al posto del pennello avrebbe avuto la tentazione di girare Beanpole, il film del regista russo Kantemir Balagov, non ancora trentenne, arrivato nelle sale italiane con il titolo La ragazza d’autunno. Nel paese dove trionfa Tolo Tolo lo spazio per Beanpole è veramente esiguo, ma correte a vederlo prima che venga tolto dalla distribuzione, perché è un capolavoro, giustamente selezionato a rappresentare la Russia tra i dieci film stranieri che concorrono agli Oscar. Giusto due parole sulla trama, che in questo caso è quasi un pretesto, un contenitore ricco di immagini strabilianti, attori strepitosi, raffinatezze degne di registi come Luchino Visconti, Peter Greenway o Terrence Malik e soprattutto un senso di temporalità straniante e magnetico.

La Ragazza d’Autunno

La trama di Beanpole (La ragazza d’autunno)

Siamo nella Leningrado del dopoguerra: una città povera e devastata dove vivono Iya (la strepitosa Viktoria Miroshnichenko) e il piccolo Pashka, tra ospedali da campo e feriti di guerra. Poco tempo dopo Pashka muore, soffocato incidentalmente da Iya, e compare Masha (Vasilisa Perelygina) amica di Iya e vera madre di Pashka: Iya e Masha hanno un rapporto molto stretto e cercano di sopravvivere in un ambiente ostile e difficile, concedendosi a uomini improbabili, in uno scenario umano malato, devastato e senza morale. E in un questo universo di umanità alla deriva si innesta lo straordinario talento di Balagov, già assistente di Alexander Sokurov, che trasforma ogni singola inquadratura in un’opera d’arte, con l’attenzione maniacale degli artisti visivi per ogni dettaglio, anche il più insignificante. Così il film si sviluppa in un ossessivo corto circuito tra i due colori complementari rosso e verde, dove si muovono le due figure femminili, dai tratti fisici che sembrano tratteggiati da un pittore espressionista come Kirchner: Ilya, la ragazza “giraffa”, altissima e dai tratti albini, innocente e affetta da una strana malattia simile all’asma, e Masha, minuta e diabolica. I loro corpi nudi sono attraversati dalla tensione perversa dei disegni erotici di Egon Schiele, e i loro volti emergono dalla penombra con la fisicità allucinata dei ritratti di Otto Dix o di Cindy Sherman, con un occhio a Jan Vermeer, resi ancora più intensi dalla fotografia di Knesia Sereda e dalle scene di Sergei Ivanov, che ha ricostruito alla perfezione l’atmosfera spettrale dei decadenti e sfigurati interni della Leningrado nel 1945. Un film silenzioso e febbrile che conduce lo spettatore in un viaggio nelle relazioni psicologiche e fisiche coniugate al femminile, dove il confine tra vita e morte, corpo e psiche è labilissimo e perverso, senza concedere un istante di tregua in un mondo dove gesti e silenzi pesano più delle parole, e riescono a tratti a proiettare un passato lontano geograficamente e temporalmente nelle contraddizioni del nostro presente.

La Ragazza d’Autunno

Il film è ispirato al libro La guerra non ha un volto di donna

Ispirato a La guerra non ha un volto di donna, il libro di Svetlana Alexeivic (Premio Nobel 2015) , il film scava nei corpi e nelle menti delle donne dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla ricerca dei segni causati dal trauma del conflitto, in un territorio oscuro dove ogni cosa è diventata possibile. “Non sapevo nulla della guerra e quando ho letto il libro questo tema è diventato un’ossessione, e mi è servito per esplorare la mia parte femminile” ha spiegato il regista. “Inizialmente volevo girarlo in bianco e nero, ma poi ho pensato di inserire il colore, e mi sono ispirato alla pittura. L’uso dei due colori rosso e verde si riferiscono simbolicamente alla ferita del trauma e alla speranza di ricostruzione che le due donne Iya e Masha si scambiano reciprocamente in diversi momenti del film”.

Così, dopo il suo esordio con Closeness nel 2017, Balagov si conferma come uno dei più interessanti talenti del cinema contemporaneo , insieme al canadese Xavier Dolan e al greco Yotgos Lanthimos. La ragazza d’autunno è un film da non perdere, e se vincesse l’Oscar sarebbe del tutto meritato.

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