Categorie: Cinema

L’influenza del Giappone sull’opera di Van Gogh, raccontata in un film

di - 19 Settembre 2019

Nexo Digital, dopo il successo di Caravaggio-L’anima e il sangue del quale potete vedere una clip inedita su tv.exibart – ha realizzato un altro film di grande interesse, intitolato Van Gogh e il Giappone, che è stato nelle sale il 16, 17 e 18 settembre. E sembra davvero che l’arte al cinema sia ormai stata sdoganata e raccolga sempre maggiori consensi.

Meglio una sala di cinema che una sala di museo? Non è tanto questo il punto, anche se starsene comodamente seduti a seguire le immagini che ci passano davanti anziché camminare per le stanze di un museo seguendo una guida o in modo random è molto meno stancante.

Il problema è che, nonostante la bellezza di certe immagini fotografiche, si rischi di perdere il piacere e il gusto di ammirare dal “vivo” un’opera d’arte, rinunciando a vivere in prima persona l’esperienza di percorrere un certo spazio architettonico e osservare ogni dettaglio di un dipinto o di una scultura da angolature diverse, cogliendo impressioni e stimoli del tutto personali.

Insomma, l’arte non è solo contenuto, idea, emozione astratta, è anche materia e non bisogna sottovalutare mai questo aspetto. Se i docu-film su grandi artisti, opere d’arte e movimenti sono affascinanti e ben fatti dovrebbero anche stimolare lo spettatore a recarsi al museo per apprezzare dal vero quello di cui ha visto e sentito parlare. Questo sarebbe un vero successo!

Tornando al film Van Gogh e il Giappone non possiamo che apprezzare lo sforzo del regista David Bickerstaff, la cui idea ha origine dalla mostra tenuta nel 2018 al “Van Gogh Museum di Amsterdam”, che tratta proprio del rapporto tra Van Gogh e il giapponismo.

Un rapporto particolare e complesso. Van Gogh non era mai stato in Giappone e non era nemmeno sua intenzione andarci. Lui si avvicina al giapponismo perché è alla spasmodica ricerca di un modo nuovo di vedere il mondo. La società in cui vive è in declino e non lo soddisfa più. Vuole idee nuove, un’ispirazione diversa per esprimere la sua arte.

E scoprendo le stampe giapponesi – ne comprerà 660 a prezzi ridotti sperando invano di specularci sopra –  ritiene di aver trovato quello che cercava: ordine, semplicità, un certo primitivismo culturale, colori piatti, alti orizzonti, prospettive a volo d’uccello, contorni netti, posture inusuali dei soggetti. Tutti questi aspetti influenzeranno pesantemente il suo stile fino alla scelta di lasciare Parigi e recarsi ad Arles, in Provenza, luogo che gli ricorda il suo idealizzato Giappone per la vividezza dei colori della natura.

Nel film, si cerca di far capire questa sua passione e quanto essa abbia influenzato le sue opere. Sullo schermo passano lavori come il Ritratto di père Tanguy (1887), la Mousmé, il Bonzo (autoritratto dedicato a Gauguin), lo Zuavo e altri, debitori indubbiamente di quella nuova visione orientaleggiante.

Utile e stimolante anche la ricostruzione del passaggio, spesso traumatico, dal periodo storico giapponese dell’Edo, durato oltre duecentosessant’anni, con la netta chiusura all’Occidente e alle sue idee, fino all’apertura al mondo, grazie anche al contributo del Commodoro Perry.

Interessante anche la descrizione del significato e del valore delle stampe relative al genere ukiyo-e (immagini dal mondo fluttuante), frutto del lavoro di quattro importanti figure professionali: l’editore, l’artista, l’incisore e lo stampatore. Che infiammarono la fantasia del grande artista olandese.

Un film da vedere, augurandoci che stimoli qualche visita in più ai musei. Qui potete dare un’occhiata al trailer, pubblicato sulla nostra piattaforma tv.exibart.

Articoli recenti

  • Mostre

Corpo, forma, frattura, trasformazione. Malisa Catalani a Bologna

UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio

22 Febbraio 2026 0:02
  • Attualità

Un’asta per il Rojava: gli artisti si mobilitano per sostenere la regione curda sotto attacco

Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto…

21 Febbraio 2026 21:52
  • Arte contemporanea

Quando la memoria si incrina e il tempo smette di scorrere: Andro Wekua a Milano

Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…

21 Febbraio 2026 18:00
  • Progetti e iniziative

Un nuovo modello di officina culturale: la Società delle Api a Roma

Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…

21 Febbraio 2026 17:00
  • Mercato

Freud, Bacon, Kossoff: la School of London va all’asta da Sotheby’s

Quattro capolavori provenienti dalla collezione di Joe Lewis sono pronti a sfidare il mercato. Raccontano con straordinaria immediatezza la complessità…

21 Febbraio 2026 16:08
  • Teatro

L’Orlando di Virginia Woolf diventa un monologo sulla bellezza e sulla morte

Il regista Andrea De Rosa mette in scena il celebre Orlando di Virginia Woolf dandogli la forma di un monologo…

21 Febbraio 2026 13:30