Il mondo del cinema piange la scomparsa di Giuliano Montaldo, regista per il grande schermo ma anche per il teatro, oltre che sceneggiatore e attore. Autore di film apprezzatissimi da pubblico e critica, come la trilogia sul potere militare, giudiziario e religioso composta da Gott mit uns (1970), Sacco e Vanzetti (1971) e Giordano Bruno (1973), Montaldo è morto oggi, 6 settembre, a Roma, avrebbe compiuto 94 anni il 22 febbraio 2024. Presidente dell’Accademia del Cinema Italiano, l’istituzione che assegna i David di Donatello, fu insignito proprio di questo premio nel 2007, per la sua lunga e prolifica carriera, nonostante negli ultimi anni si fosse ritirato dalle scene. Nel 2012 la sua vita fu raccontata dal documentario Quattro volte vent’anni. Per la sua “interpretazione” nel documentario gli è stato attribuito anche un Nastro d’Argento Speciale. Apprezzato anche a Hollywood, come rappresentante della cinematografia italiana, Montaldo è stato un Maestro per generazioni di registi, tra cui Nanni Moretti.
Giuliano Montaldo nacque a Genova, il 22 febbraio 1930, ed era sposato con Vera Pescarolo, figlia dell’attrice drammatica Vera Vergani. Iniziò come attore negli anni ’50 ed esordì come regista con Tiro al piccione, nel 1961, ambientato nel periodo della Repubblica sociale di Salò. Negli anni ’70 diresse L’Agnese va a morire, tratto da un romanzo neorealista scritto da Renata Viganò, affrontando il tema della Resistenza partigiana. Passò quindi a esperienze televisive con Circuito chiuso (1978), con il kolossal in otto puntate su Marco Polo (1982), che fu trasmesso anche dalla NBC, oltre che in Francia e in Spagna, e con altri lavori sperimentali sul sistema ad alta definizione.
Negli anni successivi continuò anche a recitare in vari film, tra cui Un eroe borghese, di Michele Placido, del 1995, e Il caimano, di Nanni Moretti, del 2006. Nel 2018 vinse un David di Donatello come Miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in Tutto quello che vuoi, di Francesco Bruni.
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