Categorie: Cinema Pop Corn

Pop Corn #18. La fragilità di Judy Garland nel talento di René Zellweger

di - 9 Agosto 2020

Judy Garland (René Zellweger) sapeva cantare, ballare, recitare fin da giovanissima. Il suo talento aveva però un prezzo, che ha pagato con le conseguenze di un controllo da parte di tutta una serie di persone fin da ragazzina. Il manager della MGM, in primis, le proibiva di condurre una vita spensierata come le sue coetanee adolescenti, sia nelle frequentazioni che nell’alimentazione per evitare che la ragazza si sciupasse rispetto alla sua immagine pubblica. Questo viene raccontato a flash back nel film Judy che ripercorre gli ultimi mesi della sua vita, tra pastiglie per dormire, disturbi alimentari, problemi con l’alcol, relazioni complesse con mariti, ex mariti e figli e un blocco totale nell’affrontare il palcoscenico nel corso del suo ultima tour a Londra.

_DCE5096.NEF

Un talento raro, una donna iconica, ma, di contro, una fragilità sconfinata. La storia di Judy Garland è tratteggiata da sregolatezze e disturbi di varia natura, come spesso accade a tanti personaggi legati al mondo dello spettacolo e delle arti, di cui, spesso, il pubblico vuole vedere solo le paillettes. La Garland è stata costretta all’uso di anfetamine fin da quando era ragazzina, sia per toglierle l’appetito perché non ingrassasse, ma anche per sostenere i ritmi sfiancanti delle riprese dei film (in particolare per Il Mago di Oz). Le controindicazioni si sono presentate tutta la vita sotto forma di insonnia, insicurezza, una magrezza sconvolgente e la costante instabilità in qualsiasi situazione, per cui è stata dipinta come una donna dal carattere complesso, capricciosa e dall’umore variabile.

La storia di molti personaggi pubblici è accompagnata da situazioni analoghe, dove spesso il lavoro che sta dietro alla popolarità non viene percepito. In particolar modo negli ultimi anni, si delinea un racconto veicolato da media che sono gestiti direttamente dagli addetti alla comunicazione – i social network – o che ne è fortemente condizionato – i media tradizionali. Tuttavia, il controllo dell’immagine pubblica rende il mondo consapevole di aspetti parziali della complessità dell’avere quel tipo di esposizione. Tutto il lavoro sfiancante che accompagna il talento, che lo disciplina, che gestisce le folle, le agende piene, tutta la resistenza che viene alimentata quotidianamente per sopportare dei ritmi di lavoro estenuanti, per gestire gli spostamenti continui, per proteggere la vita privata, tutta quella parte sembra che il pubblico, spesso, non riesca non solo a metabolizzarla, ma neppure a prenderla in considerazione.

Per le donne, oltretutto, si aggiungono alcuni fattori culturali da cui è molto difficile prendere le distanze. La magrezza spesso è una caratteristica richiesta che va mantenuta negli anni e che costa sacrifici e, spesso, disturbi importanti. La bellezza e la gioventù eterne, per cui non è possibile abbassare gli standard e bisogna sottoporsi in continuazione a trattamenti, non si può mai essere fuori posto, neppure per andare a prendere le sigarette all’angolo. La morale, perché se una femmina si presenta nella stessa settimana anche solo con due accompagnatori diversi, se ha chiuso qualche matrimonio, se ha un abito troppo scollato o, semplicemente, se una sera beve un bicchiere di troppo, i commenti sono ancora gli stessi. La maternità, perché se una donna ha figli deve sempre essere prima madre e non può avere un lavoro che la trattenga troppo fuori casa, non può essere libera perché sarà spesso additata come degenerata.

La Zellweger incarna perfettamente la fragilità e la complessità di Judy Garland, dimostrando ancora una volta il suo talento. Questa interpretazione le è valsa numerosi premi, tra cui l’Oscar come miglior attrice, e un successo internazionale di critica e pubblico che il film, senza di lei, probabilmente non avrebbe saputo conquistare.

Pop Corn #18, René Zellweger, Judy, 2019, Regia di Rupert Goold

Per tutti gli altri Pop Corn, la rubrica di exibart dedicata ai grandi personaggi femminili della storia del cinema, potete cliccare qui.

Articoli recenti

  • Musei

Il Museo Reina Sofía di Madrid ha ampliato la sua collezione con 404 nuove opere

La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…

18 Gennaio 2026 17:48
  • Attualità

Disimparare l’Occidente. Arte, tempo e decolonialismo

Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…

18 Gennaio 2026 16:42
  • Cinema

In “No Other Choice”, Park Chan-wook rimescola tutti i generi del cinema

É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…

18 Gennaio 2026 15:40
  • Arte contemporanea

Biennale 2026: il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identità culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30
  • Mostre

Luigi Voltolina a Venezia: la pittura come epifania

A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…

18 Gennaio 2026 0:02