Pop Corn #47. Il sessismo trattato da Ridley Scott in Thelma & Louise

di - 28 Febbraio 2021

Thelma & Louise racconta la storia di due amiche molto diverse che decidono di partire per un weekend. A una prima tappa, Thelma (Geena Davis) viene adescata da un uomo che cerca di violentarla nel parcheggio e Louise lo uccide. Da quel momento inizia una fuga verso il Messico, nella quale si fanno prestare soldi da Jimmy (Micheal Madsen), l’ex di Louise (Susan Sarandon), e vengono derubate da Jay D (Brad Pitt) dopo una notte infuocata con Thelma. Le due derubano un market, disarmano un poliziotto che le vuole multare per eccesso di velocità, fumano e bevono e decidono di scegliere la libertà quando stanno per essere catturate da una schiera di poliziotti armati e pronti a far fuoco.

Cosa affascina ancora di Thelma & Louise, trent’anni dopo? La parabola di eventi a cui si assiste nel corso di tutta la narrazione ha un ritmo eccitante e coinvolgente, coronato da quel saper fare cinema che appartiene ai grandi registi. La tematica non è ancora obsoleta, purtroppo. Thelma & Louise è un grande manifesto che un regista uomo come Ridley Scott, che ha dato i natali ad alcune importantissime icone maschili in campo cinematografico come Blade Runner e Il Gladiatore, ha donato alla libertà di espressione femminile.

La narrazione è tutta incentrata su varie forme di sessismo. Thelma fugge da un marito maschilista e senza alcuno stimolo nei suoi confronti; Louise, che ha subito una violenza impunita da giovane, ha una relazione che non la rende felice con un uomo iracondo e senza obiettivi. Thelma viene aggredita da un uomo che continua a parlar loro come se fossero delle schiave e che viene ucciso, ma Louise non vuole recarsi dalla polizia perché sa che l’amica è stata vista ballare con lui, tutti penserebbero che è colpa sua, nessuno crederebbe alla loro versione.

Il ragazzo che seduce Thelma, oltre a essere uno splendido Brad Pitt ventottenne, usa la seduzione per rubarle tutto. Jimmy decide di chiedere a Louise di sposarlo solo quando si accorge che sta per perderla. Un camionista viene punito perché continua a fare gesti sessuali con la lingua e a indirizzare le due donne al suo pene, mentre loro si domandano: «Ma perché gli uomini fanno questo? Credono che ci ecciti? È disgustoso!».

Questo compendio di fatti che riguardano ancora oggi la nostra società e in cui ciascuna donna si è trovata di fronte almeno una volta nella vita, purtroppo ha ancora delle importanti analogie trent’anni dopo. A tutte è capitato di provare imbarazzo per apprezzamenti volgari e non richiesti, a molte è capitato uno di quegli uomini intermittenti che ti vogliono solo quando non ci sei, tutte siamo state sedotte da un belloccio che ci voleva solo portare via qualcosa, tante hanno un marito che pensa di chiudere in casa la moglie per farsi i fatti suoi, ancora tante, tantissime, subiscono violenze che non vengono denunciate perché “nessuno avrebbe creduto alla loro versione” o perché “avendole viste ballare con lui, tutti avrebbero pensato che fossero complici”.

Quella solidarietà e amicizia che nasce tra Thelma e Louise, ricorda quanto siano fortunate le donne che riescono ad allearsi, a comprendersi, a fare rete, a unire le forze, ad accettarsi tra loro anche quando sbagliano, a perdonarsi, a volersi bene.

Così, quando alla fine si tratta di scegliere tra la prigione, metaforicamente e non, di una vita rassegnata a una schiera di militari coi fucili puntati in un’apoteosi di testosterone e la libertà di un salto nel vuoto, le due donne si stringono la mano e si buttano nel meraviglioso deserto del Grand Canyon per opporsi a un sistema in cui l’unico uomo che le incoraggia è un isolato e sensibile visionario interpretato da Harvey Keithel.

Presentato a Cannes fuori concorso, il film ottenne numerosi riconoscimenti alla sceneggiatura, tra cui l’Oscar, e diversi premi per le due splendide interpreti.

Susan Sarandon e Geena Davis, Thelma & Louise, 1991, regia di Ridley Scott

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