L’ispezione contesta la violazione delle norme di sicurezza ed igiene sul lavoro con queste motivazioni:
1) Le passerelle metalliche sopraelevate, installate per consentire ai turisti di transitare e visionare gli ambienti, hanno parapetti di altezza inferiore a quella prevista dalla normativa in vigore (circa diciotto centimetri in meno) e hanno, intercalati con quelli in vetro, altri pannelli in plex che non resistono al massimo sforzo a cui sono assoggettati; inoltre, in alcuni tratti, un’eccessiva usura del trattamento antiscivolo e, in corrispondenza dell’appartamento imperiale, un pericoloso distacco (superiore ai venti centimetri) tra il piano di calpestìo della passarella e l’intradosso del parapetto;
2) Le installazioni ed i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche non risultano denunciate all’Ispesl allo scopo di accertarne periodicamente lo stato di efficienza e conservazione;
3) L’impianto elettrico e d’illuminazione “realizzato con mezzi di fortuna e privo di collegamento a terra” (recita testualmente il verbale) non è costruito secondo le vigenti norme, atte a prevenire i pericoli di folgorazione e incendio;
4) Al momento dell’ispezione il datore di lavoro, ovvero il Soprintendente, non aveva provveduto ad ultimare l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori e del “piano di emergenza”; nè risultava avere designato i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta incendi, evacuazione, e gestione di emergenza, nè avere formato i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza mediante apposito corso.
Dopo l’onta dell’essere additata come “zona franca per il traffico dei reperti” (dai dati del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico, dei reperti recuperati nel ’98 il cinque per cento proviene da Enna); dopo l’offesa di ben quattro atti vandalici che dal ’95 sono stati messi a segno, indisturbati, sui mosaici; ed ancora dopo le innumerevoli inchieste giudiziarie che hanno visto tristemente alla ribalta il sito; oggi si consuma l’ennesimo paradosso: patrimonio dell’Unesco dal ’97, quasi 400 mila visitatori nel ’98 con entrate pari a 938 milioni di lire, per la Villa Romana del Casale non si vede altra via di salvezza che lo spegnersi dei riflettori.
Micaela Sposito
dal Giornale di Sicilia 20 maggio 1999
[exibart]
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Dice l'assessore regionale ai Beni culturali Salvatore Morinello: "La Villa del Casale di Piazza Armerina non chiuderà. Gli interventi necessari all' adeguamento ai criteri di sicurezza richiesti dalla Ausl saranno compiuti dal Centro regionale per il restauro e dalla soprintendenza in collaborazione col Genio civile. I lavori saranno eseguiti mantenendo regolarmente fruibile il monumento ai visitatori".