Africa - orizzonti di rinascita, Ocram Dance Movement. Ph Eros Brancaleon
Nasce da un illuminante viaggio in terra d’Africa, nella natura, e da un bisogno di spiritualità da ritrovare, lo spettacolo di Ocram Dance Movement, dal titolo esplicito Africa – orizzonti di rinascita. Un viaggio immersivo di Claudio Scalia e Marco Laudani – coreografi e danzatori della compagnia catanese -, dentro la bellezza di una natura ancora incontaminata, ma dove, anche qui, si scorgono pure i segni di una deturpazione in atto. Eppure persiste ancora, negli occhi di chi cerca un mondo ideale, una possibile connessione vivificatrice che faccia sperare in una ritrovata armonia tra uomo e natura e tra esseri umani.
C’è, in questa coreografia che pulsa di battiti interiori, di afflato condiviso, un segno umanissimo di corpi che respirano all’unisono, che si ascoltano, si distinguono e si contagiano nei gesti gioiosi e in quelli tormentati, nel ritmo che s’alza tra terra e cielo, nel moto circolare e sciolto di danze liberatorie. A muoverle è una musica percussiva, un suggestivo mix di suoni naturali, di voci e di canti dagli echi popolari – di Armand Amar, Jaap Blonk e Yaron Engler – che ci immergono sensorialmente in paesaggi dell’anima evocando orizzonti di spazi naturali. Li evocano i movimenti vibranti, ritmati, veloci o pacati, rotolanti a terra o rivolti in alto, dei quattro danzatori – Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Rachele Pascale, Nunzio Saporito -, bravissimi nel comporre posture corali dove si stagliano energici assoli, ironici e poetici duetti, elettrizzanti terzetti, fra intrecci di braccia dal segno astratto ma chiaro nella narrazione. Che si colora, ad un tratto, coi bellissimi copricapi artigianali indossati dai danzatori lasciando scoperti solo gli occhi.
Bagnati da un costante chiarore giallo di fari che disegnano silhouette e luci calde che suggeriscono luoghi, storie e atmosfere, i danzatori avanzano all’inizio in fila indiana, sbucati da un altrove al quale infine ritorneranno come se, tutto ciò al quale hanno dato vita, fosse stato solo un mondo onirico. Ma sogno non è stato certamente quel mucchio di oggetti di plastica buttati a terra, – immagine immediata del persistere del consumo di risorse non rinnovabili che sta soffocando il pianeta (si udrà anche la voce dell’attivista Greta Thumberg nel suo appello accusatorio vero i leader mondiali) -, e quel fiume plastificato rappresentato da una lunga striscia in proscenio che avvolgerà anche un performer imprigionandolo in una lotta turbinosa.
C’è una frase di un poemetto di T.S. Eliot riportata nelle note di regia, che racchiude il senso dello spettacolo, quale monito all‘uomo: «Voi artefici del vostro destino, incuranti del domani. Voi ignari della grandezza della natura. Voi uomini, già sconfitti, contro Madre Terra». La «Terra desolata o devastata», descritta nel poemetto di Eliot, può ancora ritrovare, nel sogno di questa danza, l’energia vitale per rifiorire e continuare a darci vita.
Africa – orizzonti di rinascita, andato in scena al Teatro Sangiorgi di Catania, è una produzione di Ocram Dance Company in collaborazione con Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale, nell’ambito del protocollo d’intesa Be resident: nella città la danza, siglato da Scenario Pubblico con il Teatro Massimo Bellini.
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