Tra i protagonisti della mostra D-day. Le Design Aujourd’hui -da poco conclusasi a Parigi al Centre Pompidou- meritano una certa attenzione i Bootleg objects del duo Markus Bader (Wangen, Germania, 1967) – Markus Wolf (Giessen, Germania, 1971). Artista il primo, affermato designer il secondo (fa parte dello studio Meso di base a Francoforte) hanno dato vita ad un’operazione che sta giusto in mezzo tra il ready made e la riflessione smaliziata sul linguaggio della progettazione. Meta design, si direbbe. E l’aspetto formidabile dell’intera faccenda è il fatto che non pecchi assolutamente di irritante autoreferenzialità.
Bader e Wolf hanno ragionato su alcuni oggetti, scelti con cura da un pantheon di grandi classici, li hanno presi e li hanno modificati aggiungendo e togliendo qualcosa: se la premessa può sembrare scontata è l’esito a sconfessare drasticamente ogni ipotesi. A partire proprio dal titolo scelto, ironica allusione alle distillerie clandestine dei tempi del proibizionismo ed in chiave più aggiornata ai dischi pirata, talvolta registrazioni non autorizzate, che poi magari sono pure chicche da collezionisti.
Il piglio è dissacrante, l’intervento radicale ed insieme sottile: decostruzione sì (loro testualmente dicono “iconoclastic deconstruction”), infiltrazione, ma anche –in fondo, in fondo– atto d’amore verso la cultura del design, da quello tedesco duro e puro dei primi anni ’60 a quello stiloso eccessivo dei ruggenti Eighties.
Esempio notevole i tre pezzi che compongono la serie Sound: Rebraun, RE-BO e RE-SL, rielaborazioni rispettivamente del giradischi disegnato da Dieter Rams nel 1962, del Beocenter 1400 di Jacob Jensen (prodotto nel 1973 da Bang & Olufsen) e del Technics SL 1210 MKII, oggetto di culto per dj datato 1980. Al primo sono stati tolti piatto, braccetto e puntina, sostituito il sistema dei pulsanti ed aggiunto un lettore mp3, l’antenna non riceve più segnali radio fm, ma serve a collegare il lettore ad una connessione internet in modo da scaricare i files sonori.
Emblematico il pulsante Zufall (Randomness), segno tangibile della liberazione dalle costrizioni prettamente meccaniche, in un mondo votato all’evanescenza delle reti informatiche. Stesso discorso per il tasto Anything posizionato -dove era il tasto per selezionare i canali radio- su RE-BO, che da mangianastri d’antan è stato trasformato in lettore dvd, con tanto di piccolo schermo al plasma. Fino al gesto estremo che si concretizza nel RE-SL privato di tutte le sue funzioni e consacrato, con un pizzico di romanticheria, alla sola memoria. Quella effimera, sana, coinvolgente nostalgia che solo la copertina di un disco può raccontare e, in qualche modo, perpetuare.
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www.bootleg-objects.com
mariacristina bastante
[exibart]
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