Figura centrale nell’evoluzione del design industriale italiano, imprenditore visionario, protagonista di una stagione in cui l’elettronica di consumo era legata a un raffinato linguaggio progettuale, Ennio Brion è morto a 86 anni. La sua attività, sviluppata soprattutto alla guida della Brionvega tra il 1968 e il 1992, ha contribuito a ridefinire il rapporto tra tecnologia e forma, tra produzione dell’oggetto e cultura visiva, portando radio e televisori fuori dalla dimensione puramente funzionale.
Alla morte del padre Giuseppe, fondatore dell’azienda nel 1945 insieme a Leone Pajetta, Brion affianca la madre Onorina nella gestione di quella che era nata come una realtà produttiva di componenti elettronici. Sotto la sua direzione, Brionvega diventa però un laboratorio avanzato di design, grazie alla collaborazione con progettisti come Marco Zanuso, Mario Bellini e Richard Sapper, autori di alcuni degli oggetti più iconici del secondo Novecento, tra cui la radio TS502, il televisore portatile Algol, il radiofonografo RR126, il radioregistratore a cassette RR3000, il televisore Triangular da 26 pollici, prodotti che oggi fanno parte delle collezioni di misei come il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parigi.
Un riconoscimento decisivo per comprendere la traiettoria di Brionvega sotto la guida di Ennio Brion è rappresentato dai Premi Compasso d’Oro. Nel 1962 il televisore portatile Doney 14, progettato da Zanuso e Sapper, primo modello europeo a transistor, ottiene il Compasso d’Oro, imponendosi come oggetto capace di coniugare innovazione tecnologica e qualità formale. A questo si aggiunge, nel 1970, il secondo riconoscimento assegnato direttamente all’azienda, premiata per aver elevato in modo sistematico il livello qualitativo della propria produzione e per aver costruito un dialogo strutturale con alcuni tra i più importanti designer italiani.
Accanto alla dimensione industriale, Brion ha svolto un ruolo significativo come committente, estendendo il proprio raggio d’azione all’architettura. Tra i progetti più rilevanti si collocano la fabbrica Brionvega ad Asolo, firmata da Zanuso, e l’intervento di James Stirling per Palazzo Citterio a Milano, promosso durante la sua presidenza dell’associazione Amici di Brera.
La traiettoria di Brionvega, dopo i successi degli anni Sessanta e Settanta, deve affrontare, negli Ottanta, le difficoltà dell’elettronica italiana, stretta da una competizione internazionale sempre più feroce e, in certi casi, poco attenta alla qualità del prodotto. Nel 1992 l’azienda viene acquisita dalla Séleco, segnando la fine di una fase storica ma non la scomparsa di un immaginario progettuale che continua a essere rieditato, esposto e studiato.
Il suo nome è legato in modo particolare al Memoriale Brion, a San Vito di Altivole, capolavoro di Carlo Scarpa commissionato dalla madre Onorina in memoria del marito. Realizzato tra il 1970 e il 1978, il complesso rappresenta uno degli esiti più alti dell’architettura del secondo Novecento: un sistema articolato di spazi, acqua, giardini e strutture simboliche in cui convivono riferimenti culturali diversi e una riflessione stratificata sul tema della memoria. Nel 2022, Ennio Brion e la sorella Donatella ne hanno donato la proprietà al FAI.
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